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Dalla Croce si irradia la liberazione dal male

Le esperienze descritte in termini storici ed esistenziali dalle tre letture di questa domenica non vi sono estranee, anzi sono proprio quelle che frequentemente minacciano il cammino dei credenti: l’infedeltà di Israele, la morte causata dal peccato nei pagani di Efeso, il fare il male ed odiare la luce denunciati dal brano di Giovanni. Però, anche di fronte al peccato dell’ uomo, Dio sa percorrere strade nuove: su di esso si innalza la croce del figlio, espressione di un amore che perdona e ridona vita (salute/salvezza) al fedele che con fiducia guarda a colui che è stato trafitto.

        C’è qui una proposta di conversione, che ha come punto di partenza il riconoscimento del proprio peccato. Non si può capire e gustare il perdono se non si prende lucidamente coscienza della propria colpa. Soltanto accorgendomi del mio peccato come enormità, posso scoprire la grandezza della misericordia e del perdono di Dio. Non mi deve interessare il punto di vista della massa sul male.

         A un cristiano deve interessare unicamente il punto di vista di Dio sul peccato. Quando il credente ammette le proprie stupidaggini, non vanta i propri errori come imprese gloriose, allora Dio si rivela come amore e manifesta la sua “debolezza” (nei confronti dell’ uomo). Egli accosta i peccatori a uno a uno (samaritana, Zaccheo, adultera, il ladrone …). Il recupero avviene attraverso un rapporto personale fatto di comprensione, fiducia e amore.

          Purtroppo, mai come oggi il male viene pubblicizzato, esibito. Non solo giustificato, addirittura esaltato, onorato. Il ” Chiunque fa il male odia la luce” non corrisponde più alla realtà. Si esibisce tutto in piena luce, richiamando l’attenzione del pubblico. Il bene è deriso perfino diffamato. E il male glorificato. Difficilmente abbiamo il coraggio di riconoscere i nostri torti e ci si arrabbia soltanto perché “si è saputo” o se ne parla.

            L’unico modo per impedire gli scandali o lo scandalismo è quello di scandalizzarci o di vergognarci noi, prima di compiere certe azioni eterodosse. I rimorsi è sempre meglio averli prima, e non saremo più lontani dal regno di Dio.

Don Joseph Ndoum  1ª lettura 2Cr 36,14-16.19-23 * dal Salmo 136 * 2ª lettura Ef 2,4-10 * Vangelo Gv 3,14-21 

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