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Il Sacramento della Confessione spiegato da Dante: nel dubbio, sii Misericordioso.

Il nono canto del Purgatorio è un Canto Quaresimale potremmo dire, molto ricco, e che ci conduce, o meglio insegna, al cammino di pentimento che tutti dobbiamo percorrere in Purgatorio e qui in terra.

Andiamo con ordine.

Dante arriva all’ingresso vero e proprio del Purgatorio in volo. Scoprirà solo svegliandosi, e riprendendosi dalla paura, grazie alla guida-amico Virgilio, che è stato trasportato lì da Santa Lucia (qui si potrebbe anche mettere il parallelo con Anonimo Brasiliano). Dante racconta tre immagini mitologiche del passato  sempre per rimarcare che sta iniziando qualcosa di nuovo, un cammino nuovo che il mondo antico aveva in qualche modo presagito ma che solo la novità cristiana permette che si compia realmente,.

Dante si spaventa dell’accaduto

che mi scoss’io, sì come da la faccia
mi fuggì ’l sonno, e diventa’ ismorto,
come fa l’uom che, spaventato, agghiaccia.

Ma subito li vicino trova Virgilio pronto a rincuorarlo e a ricordarci che da soli non possiamo farcela, abbiamo bisogno di un amico, di una guida, per superare la paura, per avere conforto e certezza del cammino intrapreso senza incurvarci su noi stessi: la verità è un rapporto tra persone!

“Non aver tema”, disse il mio segnore;
“fatti sicur, ché noi semo a buon punto;
non stringer, ma rallarga ogne vigore.

Ed ecco i due alzano la testa e vedono una porta con due buchi della serratura, prima di questa porta una Angelo Custode vestito color della cenere (il pentimento) e prima di lui tre gradini da percorrere che sono quelli che rappresentano magistralmente il sacramento della Confessione.

I tre momenti della Confessione:

Là ne venimmo; e lo scaglion primaio
bianco marmo era sì pulito e terso,
ch’io mi specchiai in esso qual io paio.96

Era il secondo tinto più che perso,
d’una petrina ruvida e arsiccia,
crepata per lo lungo e per traverso.99

Lo terzo, che di sopra s’ammassiccia,
porfido mi parea, sì fiammeggiante
come sangue che fuor di vena spiccia.

“ Il primo – dice Nembrini – tanto lucido da specchiarsi , rappresenta l’esame di coscienza: guardi dentro di te, vedi, lucidamente e dolorosamente, il male che c’è in te. Il secondo, al contrario, è aspro e ruvido. Perché il secondo momento è la confessione verbale, l’ammissione del proprio peccato davanti a qualcuno: una fatica durissima, che fa soffrire e vergognare. Il terzo è rosso come il sangue che esce da una ferita, perché la terza parte della confessione è la riparazione con la carità: bisogna che al riconoscimento del peccato  corrispondano un pentimento vero e un’opera di carità che esprima la decisione di non peccare più”.

Non da trascurare, come ben mi ricorda la prof.ssa Maria Sole Bionaz, anche la successiva terzina che chiude il ciclo della confessione:

“Sovra questo tenea ambo le piante

l’angel di Dio, sedendo in su la soglia,

che mi sembiava pietra di diamante.           

Il “quarto gradino” che non è un gradino ma è la soglia su cui poggia i piedi l’Angelo. Che cosa ci dice Dante? Questo “gradino”, questa soglia di diamante,  fa il paio col primo gradino di marmo solo che il diamante è assolutamente trasparente e non opaco, più lucente e soprattutto più puro quindi rappresenta l’anima che una volta confessata non solo è più pulita ma è anche più lucente, più splendente e deve essere confermata nella sua durezza, che non è durezza negativa, ma il mantenersi pura, quindi la costanza.”

All’Inferno e in Paradiso le anime sono ferme: qui tutte sono in cammino, un cammino di purificazione e pure Dante (e ognuno di noi) deve compierlo.

Altro particolare che ultima la descrizione del Sacramento della Confessione, le due chiavi che l’Angelo estrae dalla veste:

Cenere, o terra che secca si cavi,
d’un color fora col suo vestimento;
e di sotto da quel trasse due chiavi.117

L’una era d’oro e l’altra era d’argento;
pria con la bianca e poscia con la gialla
fece a la porta sì, ch’i’ fu’ contento.120


La chiave d’oro è la Grazia di Dio, quella d’Argento è l’intermediazione del prete, della Chiesa, la persona (rapporto umano) che ti capisce, comprende, e ti dice “io ti perdono” e quindi ti insegna a fare lo stesso. 

Altri tre piccoli particolari voglio che ci portiamo via da questa Canto e anche qui sono tre piccole frasi che meriterebbero ore ed ore di meditazione, preghiera e gratitudine al Sommo Poeta per la capacità di sintesi e descrizione.

Sette P ne la fronte mi descrisse
col punton de la spada, e “Fa che lavi,
quando se’ dentro, queste piaghe” disse.114

L’Angelo incide, con la punta della spada, prima di aprire la porta, sulla fronte di Dante sette P, ciascuna rappresentante uno dei sette vizi capitali  che saranno cancellati, se ne sarà degno, man mano che Dante procederà nel suo cammino di Purificazione.

Ma torniamo un attimo alle Chiavi per parlare ancora delle “grandi braccia”, della Misericordia infinita di Dio. L’angelo dice di aver ricevuto le chiavi da San Pietro e nel momento stesso in cui le riceveva Pietro gli ha detto di essere misericordioso, di sbagliare, eventualmente, ad aprire piuttosto che a tenere chiuso la Porta del Purgatorio. Nel dubbio, apri. Nel dubbio, avvia il penitente al suo cammino di purificazione. Nel dubbio sii Misericordioso! Quanto è bello tutto questo.

Da Pier le tegno; e dissemi ch’i’ erri
anzi ad aprir ch’a tenerla serrata,
pur che la gente a’ piedi mi s’atterri”.129

Gran finale che ritorna spesso nei miti antichi, nella Bibbia  e pure nel Vangelo: entrate ma non voltatevi indietro, prendete questo cammino e proseguitelo e perseguitelo fino alla fine.


Poi pinse l’uscio a la porta sacrata,
dicendo: “Intrate; ma facciovi accorti
che di fuor torna chi ’n dietro si guata”.

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