Il Dio dei quadrupli: come Ilia Malinin sta riscrivendo i confini del pattinaggio (e della fisica)
C’è qualcosa di profondamente ancestrale e, al contempo, di spaventosamente futuristico nel modo in cui Ilia Malinin solca il ghiaccio. In un momento storico cui le Olimpiadi sono sommerse da comprensibili polemiche e dibattiti extra-sportivi, la figura di Ilia Malinin emerge come la giustificazione stessa della loro esistenza.
Questo ragazzo di 21 anni, nato negli Stati Uniti ma di origini russe, forgiato da quella tradizione, trasuda rigore e disciplina, trasmette poesia anche a chi non capisce nulla di pattinaggio artistico ed è già molto più di un campione: è un pioniere, un precursore, colui che ha fatto balzare dalla sedia e far mettere le mani nei capelli a Novak Djokovic, la classica figura messianica destinata a rivoluzionare per sempre i confini di una disciplina. Ieri, nel programma individuale corto, ha ribadito la sua supremazia tecnica, volando al primo posto con la naturalezza di un predestinato.
Lo chiamano il “Quad God”, il Dio dei quadrupli, ma la definizione appare quasi stretta. Perché sul ghiaccio Ilia si trasforma in un Angelo indiavolato: possiede la grazia eterea dei grandi maestri del passato, ma la sua anima è mossa da un’energia elettrica che vuole fare a pezzi le vecchie convenzioni.
Mentre parte della critica si perde a sminuire elementi come il backflip (il salto all’indietro), derubricandoli a semplici virtuosismi acrobatici da circo, già fatti in passato, Malinin risponde spostando il discorso su un piano di pura avanguardia fisica e concettuale. Non è nei “trucchi” che risiede la sua rivoluzione, ma nella capacità di abitare l’impossibile. A lui non interessano solo le medaglie d’oro; il suo scopo è una rivoluzione culturale che porti il pattinaggio lontano dai “centrini della nonna” e lo consegni al futuro, alla velocità e al mondo dei giovani.
Conoscete qualcuno in grado di fare qualcosa che nessuno al mondo è in grado di fare?
Ebbene, a testimonianza della sua statura di pioniere, Ilia è l’unico essere umano a saper eseguire un quadruplo axel in gara, cioè quattro rotazioni in aria intorno a se stesso. Se il backflip può essere infatti discusso, il 4A è il confine ultimo della realtà. Solo pochi anni fa si pensava che fosse fisicamente irrealizzabile ed io, avendo una formazione scientifica, mi sono appassionato a questa fisica dell’impossibile.
A differenza di ogni altro salto, l’Axel si stacca andando avanti. Per chiuderlo, Ilia deve compiere 4,5 rotazioni aeree. È una sfida contro il tempo che richiede di coordinare un corpo in volo per 1.620 gradi di rotazione. In volo, Malinin gira a più di 6 giri al secondo. A quella velocità, il sistema vestibolare (l’equilibrio nell’orecchio interno) solitamente collassa, causando un disorientamento totale. Lui, invece, atterra con precisione chirurgica. All’atterraggio, la sua gamba destra sopporta istantaneamente quasi 360 kg di pressione. È come se una piccola auto gli cadesse addosso mentre scivola su una lama spessa appena 4 mm.
Malgrado questa potenza da macchina, Malinin resta un creatore. Nonostante i detrattori o chi vorrebbe vederlo più “classico”, lui rivendica la bellezza della sua ricerca.
Lui stesso ha affermato che è un vero onore creare un’opera d’arte. Che è grato di essere circondato da così tanti artisti straordinari e diversi sul ghiaccio. Che tutti loro si impegnano davvero tanto in questa competizione, nel pattinaggio in sé e nel renderlo il più bello possibile sul ghiaccio.
Venerdì 13 febbraio, nel programma libero, Malinin non pattinerà solo per la medaglia d’oro definitiva. Pattinerà per confermare che la sua rivoluzione è appena iniziata. Non perdetelo: state guardando l’evoluzione della specie, un salto alla volta.


