affidogli altri siamo noi

Deve un padre arrendersi se ingiustamente gli tolgono i figli?

La storia di Luigi, un padre come tanti, che vittima di un sistema sordo e cieco, anche davanti all’evidenza è un monito circa l’enorme falla che evidenzia il sistema giudiziario.

Un uomo che ad oggi, vittima con i suoi figli, di alienazione parentale, si trova a dover sopperire alle dinamiche invivibili di una separazione conflittuale ed ai margini dell’incomprensibile.

La storia

Ho conosciuto la mia ex moglie circa vent’anni fa nella nostra terra d’origine, da questa unione sono nati i nostri figli, Giuseppe e Giorgia, è andato tutto bene fino al 2008, quando, per la crisi economica, ho dovuto trasferirmi in Emilia Romagna, vicino la sorella di lei, per le possibilità lavorative che si prospettavano. Intorno al 2014 inizia un po’ il distacco, per via della lontananza.

Nel 2015 la svolta: una posizione lavorativa stabile, un alloggio in condivisione, il mutuo della casa coniugale e le spese per la famiglia non consentivano l’autonomia, ma di lì a poco si sarebbe riunita la famiglia a Forlì, le intenzioni erano quelle.

Periodicamente andavo giù a trovarli, il progetto era ricongiungersi, fino ad un cambio di idea di lei, qualche particolare iniziò a balzarmi agli occhi, l’intuito mi fece trasalire… Troppe incongruenze, alcune bugie venivano a galla. Da lì il forte bisogno di rientrare e stare accanto ai miei figli. Ma repentinamente lei cambiò nuovamente idea, tornando sulla scelta di venire a vivere a Forlì. Bastò poco per scoprire una relazione extra coniugale che intratteneva da un certo periodo. Scoppiò una lite furibonda e lei mi si avventò selvaggiamente contro, una violenza inaudita che ho dovuto refertare. Il giorno successivo al mio rientro la casa era vuota. Era andata via, con i miei figli.

Qualche tempo dopo mi vidi notificare una querela per maltrattamenti, violenza domestica, violenza su minori, creazione di materiale pedo-pornografico relativo alla mia bambina… Inaudito, sconcertante come questo piano avesse avuto realizzazione; mi rivolsi immediatamente al tribunale per contestare queste ignominie, senza alcuna prova a sostegno delle sue dichiarazioni. Così mi vidi allontanare dai miei figli.

Ancor ad oggi sono scosso ed incredulo, la scorrettezza e le menzogne a mio carico, sono un peso che ancora fatico a smaltire. Il colpo di grazia avvenne nelle aule del tribunale, dove mi si dipinge come uno psicopatico, violento, avallando le false dichiarazioni di lei ed affidandole esclusivamente i bambini.

Fu l’inizio di un calvario, un percorso fatto di servizi sociali e spazio neutro, un carico di mantenimento nonostante la mia disoccupazione, ma qualcosa iniziò a convergere verso una verità che i miei stessi figli fecero emergere, lamentando la mancanza del papà e smentendo di volta in volta le false dichiarazioni circa la mia natura violenta. Ecco che dai rapporti dei servizi sociali iniziarono a liberalizzare gli incontri. Tempo qualche mese, aumentarono le visite e caddero alcune restrizioni. Ma questo provocò la reazione di lei che iniziò ad osteggiare i miei rapporti con i bambini. Rifiutava ogni proposta lavorativa, creava ogni volta situazioni volte ad impedirmi di incontrarli. Fino a scoprire che si era trasferita a Fidenza, per lavoro, avendo l’affido esclusivo, ne aveva facoltà. Inutili le mie rimostranze e ricorsi, nel frattempo ai ragazzi venne imposta la nuova relazione, mal digerita dai miei figli.

Il piano era sostituire la figura paterna, attraverso una serie di simulazioni a garanzia di una situazione che di fatto non collimava con la realtà. Questo trasferimento infatti risultò non essere per un reale lavoro, a Fidenza, ma per una situazione architettata ai miei danni, con tanto di boicottaggio delle visite con i miei figli.

Nel 2018 venni totalmente assolto dalle accuse, sostenuto dai suoi stessi parenti che supportarono la mia innocenza sui fatti da lei riportati. Nel frattempo però non vi era maniera di riprendersi il tempo rubato. Con una CTU la situazione si ribaltò, evincendo l’alienazione parentale ai miei danni ed il quadro certificato dava il monito di quanto la sua volontà era di eliminare la figura paterna. Ecco che finalmente ho potuto riavere liberamente i miei figli, potendoli così riportare a casa per gli incontri che, sino a quel momento, qualora me ne fosse data opportunità, erano in spazi neutri.

Luigi, oggi i tuoi figli sono cresciuti, com’è il rapporto con i ragazzi?

Il rapporto, deviato dalle sue azioni che li hanno allontanati da me, è un tormento. SI CHIUDEVANO IN CAMERA, i segnali erano forti, insostenibili per l’amore incondizionato che ho nei loro confronti. Per circa un anno nessun cenno dal tribunale, nonostante la CTU avesse evidenziato la pericolosità dell’affido esclusivo che minava fortemente le nostre relazioni, ma questo incalzare la sua posizione aumentò il conflitto tra le parti. Nonostante la sua posizione cambiò, dopo che i minori vennero affidati formalmente al servizio sociale con collocamento presso l’abitazione materna, non mutò in concreto, i nostri incontri continuarono in spazio neutro. Tra l’altro con la revoca dell’affidamento esclusivo venne modificato anche l’assegno di mantenimento, considerando la sua convivenza, la situazione economica era diversa da ciò che avevano prospettato, adeguando la cifra alla realtà dei fatti. Riducendo la quota e considerando lo spostamento a mio carico. Anche se nella pratica questo produsse delle conseguenze che aggravarono la posizione economica addossandomi la totalità degli spostamenti che da quel momento non vennero più alternati. “Deve dimenticare il passato” sancì il giudice “Deve pensare al futuro” prima che si riservasse sulle decisioni da prendere in merito alla nostra vita. Facendo decadere le mie richieste di riavvicinamento dei miei figli a Forlì. Accentuando l’ormai inesorabile allontanamento dal padre. Che in balia delle decisioni della madre, ostativa, venivano puntualmente disattesi i miei diritti di padre. Decretando la mia figura come “oramai persa”, la resa, in poche parole, come dichiarazione di intenti. Ad oggi le calunnie circa alcune minacce di morte a mio carico non cessano, nonostante quanto riportato dalla CTU vengo puntualmente tenuto sotto scacco da una giustizia che avvantaggia di volta in volta il desiderio malsano di questa donna di privarmi dei miei figli.

Ho deciso, perciò, di trasferirmi a Fidenza, annullando le distanze, per non arrendermi, perché amo i miei figli, depredato da un sistema che mi pignora il mantenimento in busta paga, gravando sulle mie spalle le incombenze del caso. Imponendomi delle caratteristiche che mi obbligano ad un esubero di spese che mi mettono in ginocchio, inutili i ricorsi al giudice, che è predisposto esclusivamente a vantaggio della madre che invece pare non abbia gli stessi obblighi, scatenando nei miei figli le ripercussioni di questa surreale storia di alienazione suffragata da un sistema inerte e conforme ad una linea che promuove una cultura troppo ambigua e di forte dislivello tra le parti.

Luigi

Durante una puntata su Radio Londra, qualche giorno fa, ho avuto modo di ascoltare le parole del Professor Giordano, neuropsichiatra e psichiatra, che da anni opera nei meccanismi delle separazioni e degli affidi; sostiene che il tempo faccia il suo corso, che i figli vittima di PAS abbiano un risveglio di coscienza verso l’età adulta, ma chiudo con il quesito posto da uno dei padri in ascolto, DOBBIAMO DAVVERO ARRENDERCI?

Già perché chiedere ad un genitore di mollare vuol dire farlo a pezzi umanamente. Realmente bisogna sopperire a tutto questo o serve una riforma della giustizia che tuteli i rapporti anziché lasciarli in balia della discrezionalità di qualche giudice che ignora fatti comprovati e per questo spezza un legame così fondamentale?

3 pensieri riguardo “Deve un padre arrendersi se ingiustamente gli tolgono i figli?

  • Sebastiano Russo

    Grazie per questo articolo. Tanti sono come Luigi.

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  • È uno schifo parlano di bigenitorialita’ ma dove il mio caso non è estremo come il tuo ma nella sostanza è simile anche a me un giudice ha sentenziato che la mia ex portasse via mia figlia strappandola da dove è nata e cresciuta per otto anni per portarla a più di 700km ed oggi è costretta a viaggiare da sola per venire da me due volte al mese da Roma a Torino e per di più mia figlia non vuole stare lì ma vuole stare con me

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  • E si, le storie dei papà sono davvero tante, se volete raccontarle siamo a vostra disposizione.. E importante la sensibilizzazione perché questa problematica venga riconosciuta anche in termini legali e questi tribunali inizino davvero a fare l’interesse del minore al meglio. Di tutto il grazie più grande va all’editore che ci ha riservato questo spazio, quindi grazie di cuore Giorgio Gibertini
    Sara De Ceglia

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