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A causa del Covid, agli arresti domiciliari pure chi ha usato violenza contro le mogli

Ricevo un messaggio in privato. È di una ragazza, abita con la mamma nella bellissima isola di Ischia. Mi racconta degli stupri, violenze fisiche e psicologiche, e stalking, che la madre ha subìto per anni dal padre, tanto che il tribunale, anni fa, gli tolse la potestà sui figli. Condannato a quattro anni e dieci mesi col rito abbreviato (e quindi con uno sconto di pena automatico), entra in carcere il 9 dicembre 2019, a Milano.

Ebbene, grazie a telefonate di amici e conoscenti, la donna viene a sapere, pochi giorni fa, che l’uomo è tornato sull’isola. A causa dell’emergenza da coronavirus gli sono stati concessi gli arresti domiciliari. Senza che la vittima ne fosse neppure informata.

Ora sua mamma, scrive la ragazza, è terrorizzata. Perché lui sa dove abitano, sa le loro abitudini, l’isola è piccola e trovarle sarà semplicismo. E mi chiede se hanno “uno straccio di diritto da esercitare in questo momento”. La risposta è NO. Nessun diritto.

Perché alla vittima di un reato, anche gravissimo, non è riservato nessun diritto dopo la condanna, se non quello di sperare che il suo carnefice si dimentichi di lei.

Soprattutto se il delitto che ha subìto è anteriore all’introduzione del cosiddetto “codice rosso”, che riconosce alla vittima di maltrattamenti, stupro o stalking di essere avvisata quando il colpevole esce dal carcere.

Quindi, l’unica cosa che può aiutare questa donna, abbandonata a se stessa senza sostegni economici e psicologici, beffata una prima volta da una condanna ridicola per i reati subiti, e una seconda volta dal fatto che il condannato è uscito dal carcere dopo appena quattro mesi, resta solo la speranza di una rete familiare e di amicizie in grado di aiutarla. E proteggerla.

Perché per il resto, di aiuti a una vittima stuprata, maltrattata, abusata, non ce ne sono.

Questo post è per lei. Per tutte le mamme come lei, vittime ogni giorno di abusi e sopraffazioni. E per i nostri politici, perché la piantino di parlare e scrivere post di affetto alle mamme, soprattutto nelle ricorrenze. E inizino a fare. Che ce n’è. A volontà.

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