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Tema della Settimana: “La pazienza”

“Ciò che seminai nell’ira
crebbe in una notte
rigogliosamente,
ma la pioggia lo distrusse.
Ciò che seminai con amore
germino’ lentamente
maturò tardi ma in benedetta abbondanza.”
Peter Rosegger

Negli antichi testi e studi di filosofia buddistha la pazienza è una delle paramita.
La parola paramita, tradotta come “perfezione”, ha come significato principale quello di “portare all’altra riva”, è un comportamento che ci consente di arrivare ad un agire pienamente consapevole.
Chi studia, pratica e insegna Mindfulness (e pratiche contemplative) apprende da subito la necessità di sviluppare la perfezione della pazienza e applicarla,
con dovizia e coerenza,
nella vita.
Vi sono Sutra, storie Zen e poesie sulla pazienza, tra cui una bellissima del Dalai Lama, ma ho scelto questa per tre motivi:
perchè ne incarna l’essenza
nella semplicità e nella brevità spoglia e vera,
perché richiama il lavoro del contadino,
e perché provo molta simpatia per il suo ribelle autore di fine 800, conosciuto per contrapporre gli antichi valori contadini al materialismo del mondo industriale.

E di questo abbiamo bisogno ora, di sana ribellione di animo e cuore,
ribellione di valori e principi,
abbiamo bisogno di ritornare alla saggezza della terra,
di scrollarci di dosso la devastante comodità del tenere sempre il “sedere” al caldo, anche se non siamo felici,
di mollare quell’imborghesimento della passione che appiattisce ogni colore.

E’ il tempo di scegliere la coerenza in luogo della convenienza.

Così il contadino ara, semina annaffia. E attende.
Sa che ci saranno tempeste e gelate. Aspetta.
Il saggio contadino sa, che si può dover riniziare tutto da capo.
Ma così è.

Perché l’attesa è l’atto d’amore più grande per sé, per l’altro, per la vita.

Così con pazienza, chi decide di uscire da schemi disfunzionali
inizia a dissodare le durezza del cuore, a seminare e annaffiare quotidiamente
e ad attendere.
Attendere che arrivi il tempo giusto.
Chi vive di passione e lealtà ha imparato a vivere a lungo in un’attesa fatta di duro lavoro, perché sa sulla propria pelle, che con la fretta non si costruiscono le fondamenta e non si mettono radici.

Praticando la pazienza, semplicemente s’impara ad osservare il tempo e a stare in sua buona compagnia, aspettando che i semi del buon pensiero germoglino.

E allora rispondo a chi mi dice “ho fretta di sfangarla”
che non si può avere fretta.

Il tempo è semplicemente quello che serve.

Forse troverai qualcuno che ti insegna la fretta:
io no.
Conosci la fretta perfettamente e l’applichi sempre,
anche quando non serve,
non importa allenarla,
la pazienza della costruzione lenta, si, occorre allenarla.
Con la fretta non si può né praticare, né imparare, né costruire.

Cura con amore e pazienza la tua mente e la tua pratica
e raccoglierai in abbondanza.

Sorriso Sempre ❤
Michela

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