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Il Vangelo di-vide: discerne i cuori!

         Fuoco, battesimo e divisione. Le tre manifestazioni della venuta del messia sulla terra. Fuoco è ciò che egli è venuto a portare sulla terra, il fuoco della Pentecoste narrata sempre dall’evangelista Luca negli Atti (At 2,3). Il battesimo che Gesù attende con angoscia ed ansia di vivere in pienezza è il compimento della sua missione, l’esodo da questo mondo al regno del Padre: in altre parola la sua Pasqua di morte e risurrezione. E la divisione che egli porta nelle case, tra i rapporti familiari, che legame ha con i due eventi epifanici e teologici precedenti? Apparentemente può sembrarci tutto così caotico e contraddittorio, ed invece la “divisione” o meglio il “discernimento” che Gesù porta nel cuore dell’uomo e quindi anche nelle vicende interpersonali è la diretta conseguenza e del fuoco mandato sul mondo intero e del battesimo che egli attende di compiere in sé. Ma andiamo per gradi, un passo alla volta.

         Innanzitutto Gesù vive due turbamenti interiori, due tormenti non di scrupoli o di sensi di colpa né tanto meno di ansia da prestazione: Gesù ha l’ansia d’amore per l’umanità intera, ha sete dei cuori smarriti e delle menti disordinate, ha voglia di comunicarsi e donarsi totalmente ad ogni persona, ad ogni storia. Vuole incendiare il mondo d’amore, e sperimenta il gelo degli egoismi e delle logiche di indifferenza, potere e del terribile cinismo di chi vive solo per se stesso. Perciò annuncia il suo battesimo: è l’unico modo per salvare tutti gli uomini e le donne, a prescindere dalla loro predisposizione se di accoglienza o rifiuto. Il battesimo di sangue di Gesù è l’inizio dell’umanità rinnovata nello Spirito santo. È l’ora decisiva di una storia nuova.

E così giungiamo alla terza considerazione, dopo il fuoco dello Spirito e il battesimo della sua Pasqua: la divisione portata dall’evento Cristo. Poiché egli farà tutto per l’uomo e gli ridonerà di scrivere su una pagina tutta bianca storie nuove di redenzione, di gioia e di pace, di verità e di libertà, di giustizia e amore … ecco che qui diventa esiziale la risposta o meno di ciascuno di noi. Davanti al Vangelo da vivere troviamo padri contro figli e viceversa, figlie contro madri e viceversa, fratelli contro sorelle, amici contro i loro amici, e così via. La parola di Dio è spada che discerne, divide e separa. Il fuoco dello Spirito riscalda oppure ustiona. Dipende da cosa sceglie il cuore dell’uomo, se la libertà o il peccato, l’amore o il suo diniego. Il battesimo di Cristo sarà per alcuni vita nuova per atri solitudine, tristezza, in altre parole inferno. Il giudizio che separerà pecore e capri non dice affatto che Dio sia un padrone severo o un Giudice implacabile: Dio è amore, è misericordia. All’uomo la risposta a questo infinito amore. E noi da che parte stiamo? Chi vogliamo scegliere nella nostra esistenza Dio o noi stessi, il Vangelo o altre strade quelle dell’idolatria e dell’autoreferenzialità? Ci prepariamo alla tavola del banchetto dell’Agnello con le parole di questa antica preghiera eucaristica:

Egli si è fatto uomo per opera dello Spirito Santo

ed è nato dalla Vergine Maria;

ha condiviso in tutto, eccetto il peccato,

la nostra condizione umana.

Ai poveri annunziò il vangelo di salvezza,

la libertà ai prigionieri,

agli afflitti la gioia.

Per attuare il tuo disegno di redenzione

si consegnò volontariamente alla morte,

e risorgendo distrusse la morte e rinnovò la vita.

E perché non viviamo più per noi stessi

ma per lui che è morto e risorto per noi,

ha mandato, o Padre, lo Spirito Santo,

primo dono ai credenti,

a perfezionare la sua opera nel mondo

e compiere ogni santificazione.

Rinnovi in noi Gesù Cristo il dono dell’effusione dello Spirito di amore e di verità, perché ci spinga ad abbracciare senza paure e con franchezza l’Evangelo che fa risorgere anche i cuori più inabissati nelle tenebre e che fa credere, sperare e amare.

don Domenico Savio

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