cultura

A San Biagio ogni innesto alligna

Il 3 febbraio la Chiesa ricorda il martire Biagio che è ritenuto dalla tradizione vescovo della comunità di Sebaste in Armenia al tempo della “pax” costantiniana. Il suo martirio, avvenuto intorno al 316, è perciò spiegato dagli storici con una persecuzione locale dovuta ai contrasti tra l’occidentale Costantino e l’orientale Licinio. Nell’VIII secolo alcuni armeni portarono le reliquie a Maratea (Potenza), di cui è patrono e dove è sorta una basilica sul Monte San Biagio. Avendo guarito miracolosamente un bimbo cui si era conficcata una lisca in gola, è invocato come protettore per i mali di quella parte del corpo. A quell’atto risale il rito della “benedizione della gola”, compiuto con due candele incrociate che nella sua memoria si rievoca ungendo la gola con l’olio benedetto.
San Biagio, molto amato in tutta Italia, è da sempre stato il protagonista di numerosi proverbi e filastrocche. Tra i più curiosi: “Per San Biagio, il freddo è andato”; “ Co’ riva San Biasio ti ga el giasso sul naso” (Il giorno della festa di S. Biagio, 3 febbraio, hai il ghiaccio sul naso, cioè c’è il gelo), “ Lu jornu di San Blasi cu avi ligna fora si li trasi” (Il giorno della festa di S. Biagio chi ha legna fuori la tira dentro).

C’è un proverbio che attira l’attenzione di noi operatori nel settore agricolo che recita così: “a San Biagio ogni innesto alligna”. Il motto ricordava ai nostri avi contadini, attraverso il ricordo della data,che era il periodo giusto per innestare.

San Biagio non solo quindi il protettore della gola, ma anche il santo che tutela e favorisce il lavoro dell’innesto. Se si vuole avere la certezza che l’innesto alligni bisogna tenere presente il proverbio.

L’innesto, alla pari della talea, della margotta e della propaggine è un sistema di moltiplicazione delle piante e rappresenta la tecnica più diffusa per propagare agamicamente quelle da frutto, al fine di mantenere inalterate le caratteristiche genetiche delle varietà volute. Cosa questa che non può avvenire nella propagazione per seme, a causa delle combinazioni genetiche alquanto accentuate delle piante arboree da frutto. A differenza di altri metodi di riproduzione vegetale, in cui gli individui vivono sulle proprie radici, nell’innesto la chioma vive sulle radici di un altro individuo della stessa specie. L’innesto infatti consiste nell’unire due porzioni di piante differenti per formare un unico individuo. Dei due bionti, uno è destinato a fornire l’apparato radicale, l’altro la chioma. Dei due simbionti, il primo viene definito anche ipobionte, portainnesto, soggetto, il secondo epibionte, nesto, oggetto gentile, marza, calma. I termini più comunemente usati sono portainnesto e marza o gentile.

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