michikusa

Quando le cose si complicano: semplifica.

[Sopravvivenza]

La sessione individuale di ieri ha avuto inizio appena varcata la soglia, prima ancora che F. si sedesse a sorseggiare il suo Te’. Era totalmente immerso nella sua narrazione, nel racconto preoccupato dei tremila impedimenti che stavano rallentando il raggiungimento del suo obiettivo. Gli chiedo, prima di essere fagocitati da un’analisi complicata di probabilità e possibilità, di partire da un semplice primo dato di pura consapevolezza:

“Cosa c’e adesso”
“Non domani, non forse, non probabilmente.
Cosa c’è adesso.
Quali impedimenti sono reali (presenti) e quali non reali (non presenti) ad oggi, o meglio ad ora.”

Quando il vortice dei pensieri ha la meglio chiedo di pulire il campo da paure e proiezioni, iniziare un minuzioso lavoro a togliere.
Cosa sento – cosa penso
(e poi) cosa decido di fare insegna il feedback fenomenologico.

Chi pratica lo sa,
quando il gioco si fa duro la Mindfulness ci insegna a partire dal semplice e pulito respiro.
“L’arte di riniziare” si dice.
Così vale anche per gli schemi mentali che bussano invadenti.

È necessario non cedere la mente al problema, ma riportarla alla base. Riniziare dall’essenziale.

Quando la mente si attorciglia, la consapevolezza chiede di fare diretta esperienza della realtà e la realtà è solo ciò che si manifesta in questo preciso momento.
Il resto può essere possibile o impossibile, probabile o improbabile ma non definiamolo reale.

Ricordo cosa mi disse il mio maestro guardando divertito i miei tentativi di placare la mente usando la mente: quando le cose si complicano, semplifica.
Togli, non aggiungere.

Il segreto sta qui, fare un passo alla volta con umile saggezza e discernere cosa c’è, da cosa non c’è. E quando cadi nella narrazione compulsiva degli eventi puoi ripeterti: semplifica.

Art by Toko Shinoda
(a proposito di essenziale)

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