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La storia di Francesco e del Comandante dei Carabinieri

Io sono Francesco è una canzone di qualche anno fa.

Racconta la storia di un bimbo orfano di padre, che piange sul foglio dove non sa cosa scrivere quando la maestra chiede un tema sul papà. Crescendo le cose per lui si mettono peggio finché il capo a lavoro gli dice “il padre è solo un uomo e gli uomini son tanti, scegli il migliore seguilo e impara”.

Ho pensato a Tricarico e alla sua canzone quando ho letto la notizia di un bambino cinquenne che durante un incontro in parrocchia sulla legalità, nel quartiere Caivano di Napoli, si avvicina al Comandante dei Carabinieri che sta tenendo il discorso, gli tira la giacca lo fa abbassare e gli dice all’orecchio:

“Mi ricordo di te, sei venuto di notte e hai portato via il mio papà. Sei stato bravo”.

E poi gli chiede se può sedersi sulle sue ginocchia.

Siccome un bimbo di cinque anni ce l’ho in casa, ho sotto gli occhi il modo in cui a questa età i bambini possano essere sensibili, ricettivi e capaci di formulare pensieri imponenti rispetto alla loro altezza fisica. Noi li scambiamo spesso per personcine poco senzienti, senza ricordare come eravamo a quella età, consapevoli cioè di tutto e abili a provare tutti i sentimenti di questo mondo, anche se non capivamo ogni motivazione nelle cose dei grandi.

Il fatto è che questo bimbo è voluto salire sulle gambe del Capitano Antonio Maria Cavallo, che ha arrestato il suo papà.

Non lo so cosa abbia fatto suo padre di terribile, e faccio il tifo perché sappia riabilitarsi agli occhi del figlio, perché il padre non è solo un uomo come dice la canzone.

Il padre dipana tra le mani del figlio la matassa della vita generandolo al mondo una seconda volta.

Ma quel carabiniere in qualche modo ha rappresentato un porto sicuro, un riferimento, un adulto di cui potersi fidare e avere stima.

Ha salvato quel bambino dall’idea che nessun padre al mondo gli assicurerà salvezza. E siccome di padri, cioè di uomini che siano amorevolmente responsabili anche verso i figli degli altri, ne abbiamo bisogno come il pane (o come Dio), a questo carabiniere vorrei ringraziarlo tanto.

E a Don Maurizio che sa essere padre, senza paura.

Lisa Zuccarini

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