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Non voglio essere la più ricca del cimitero

Ad un certo punto un tizio scambia Gesù per un giudice di pace, gli chiede di risolvere una bega con suo fratello, c’è un’eredità di mezzo, roba da sfasciare le famiglie per generazioni.

Gesù lo sa perciò fa l’altolà.

Dice occhio, io non faccio il notaio e questa non è una riunione di condominio.

Piuttosto, siccome il cuore dell’uomo quando ha ottenuto 10 vuole 100 e quando ha ottenuto 100 vuole 1000, ascoltate una bella storia.

C’era questo lavoratore, talentuoso in qualche modo, ricco.

Siccome ci sapeva fare, e siccome il buon Dio gli aveva detto bene, aveva ricevuto in sovrappiù anche un raccolto abbondante. Davanti a tanta abbondanza il pollo in pieno delirio di eternità pensa due cose, cioè mettere al sicuro tutto quello che ha, tenerselo per sé sotto chiave in un magazzino gigante, e dopodiché darsi allo sfascio. Pazza gioia. Mangiare bere e divertirsi, chissenefrega. Un edonista livello pro.

Ma anche uno di noi, tutte le volte che avendo di più di ciò di cui abbiamo bisogno ci guardiamo bene dall’offrirlo a chi ha meno, fosse anche solo una scatola di biscotti. Che teniamo lì da parte, e poi finisce che ci scade, e avremmo potuto regalarla alla parrocchia.

Siamo fatti così, Gesù lo sa.

E sa che il successo, la ricchezza, il di più ci rendono avidi, ciechi e in ultimo pure insoddisfatti.

Al punto da sfregiare la nostra sovrabbondanza in offesa al fratello con meno di nulla.

E però la storia finisce male per il ricco incosciente. Perché Dio lo chiama stolto. E gli richiederà la vita la notte stessa. E tutto il successo, tutti i beni, tutta quella gloria accumulata, dove andranno a finire? In malora.

Conosco parecchia gente capace di condividere col sorriso quel poco che ha, e vive inspiegabilmente in pace.

E conosco gente ricca con una voragine dentro che non si riempie mai.

A ognuno tocca scegliere quale tesoro accumulare.

Spoiler. Nella cassa da morto c’è spazio per poca roba, manco l’ego ci entra. Meglio partire col bagaglio leggero.

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