cultura

Quanto tempo sei disposto a sprecare? Un racconto di Benedetta Bindi

Alice: “Per quanto tempo è per sempre?”

Bianconiglio: “A volte, solo un secondo”.

(Lewis Carrol)

Quanto tempo sei disposto a sprecare? 

Sono  partita da Roma prestissimo, volevo arrivare a Bolsena in tempo per meditare un poco, e non solo… Sono golosa, volevo  mangiare uno  degli ottimi cornetti, che fa il bar in piazza, e accompagnarlo con un  cappuccino caldo. Dovevo  tornare in città  entro l’ora di  pranzo. I ragazzi arrivano a casa sempre famelici, e poi alle quindici avevo il mio primo paziente.  Guidavo pensando che in questa vita assurdamente casuale, ci sia una giustizia nell’esito dei rapporti umani. A lungo andare sono certa che noi riceviamo, quanto siamo disposti a dare. 

Con le persone che curo, parlo spesso della morte, la mia, la loro, quella dei loro cari. Gli spiego che qui siamo di passaggio, che  il tempo è breve, lui trascorre anche quando lo sprechiamo a lamentarci, ad autocommiserarci. Spesso temporeggiamo in tante cose, troppe. 

Nella terapia è diverso, lì il tempo è limitato. Nel lavoro sono presente, non spreco, come non lo hanno fatto oggi con il pane le papere che avevo davanti a me. Gli  ho tirato  molliche. Coriandoli gialli di grano duro, come se  fosse martedì grasso, coloravano l’acqua, ma solo per pochi secondi. Era bello il lago, il verde,  la quiete misteriosa, ambigua. Che pace!

Per lavoro  ascolto molto, per questo ho bisogno di momenti con assenza di parole.  Nella vita privata, sono piuttosto taciturna. Mi capita anche a me di soffrire, anche se ho imparato a gestire le mie emozioni. Per diventare psicologo, devi andare a tua volta in terapia. Il dolore io non lo condivido, lo tengo stretto a me, fino quando non passa. Ieri  pomeriggio, avevo un incontro con il professore di italiano, di mio figlio. Lettere è la sua materia preferita, lui scrive testi di canzoni, suona la chitarra. Adora leggere, e ama le parole. Eppure, anche se s’impegna, studia, i suoi voti quest’anno, sono sempre bassi. Così mi sono presentata ai colloqui, curioso di sentire cosa doveva dirmi su Alessandro. Non ho udito nulla di costruttivo, solo sterili  lamentele. Ho trovato assurdo, tutto quello che mi diceva, ma non ho respinto nulla. Lui non era pronto al contraddittorio, conosco l’animo umano. L’ho solo guardato negli occhi, cercava di impressionarmi con parole ricercate. Voleva convincermi di quanto fosse dotto, erudito, e l’ho lasciato fare. 

La verità è una e sola: “A lui mio figlio non piace, non tutti hanno la capacità di vedere, e scoprire un talento. E credo che i limo ragazzo per la scrittura ne abbia” . Dopo dieci minuti  gli ho sorriso, teso la mano, e non ho detto nulla. Ho solo sentito la voglia di alzarmi e andarmene. Mentendo gli ho detto: “Capito grazie, mi scusi ma ho un paziente allo studio tra venti minuti, devo scappare”.

Lui è rimasto sorpreso, ero veramente stanca, una parola in più e gli avrei detto cosa pensavo di lui. Avrei sprecato del tempo, e messo ancora più in difficoltà Alessandro. A cena ho parlato con mio figlio, gli ho detto di impegnarsi, sopportare le critiche, che tutto si sistemerà. Che le strade in salita servono, seppur faticose. Ma di notte, quelle parole stupide del docente, si sono ripresentate nella mia mente, mangiandomi sonno e tempo.

 Il nostro soggiorno sulla Terra è notevolmente più breve di quanto siamo propensi a credere. Come sottolinea giustamente Davide, “…tu hai ridotto i miei giorni alla lunghezza di un palmo, e la durata della mia vita è come niente davanti a te; sí, ogni uomo nel suo stato migliore non è che vapore” (Salmo 39:4–5). L’apostolo Giacomo lo conferma: “In verità essa è un vapore che appare per un po’ di tempo, e poi svanisce” (Giacomo 4:14). 

In effetti, il nostro tempo sulla Terra è fugace, anzi infinitesimale, quando lo compariamo con l’eternità. Per vivere secondo i desideri di Dio, è essenziale fare il miglior uso possibile del tempo concessoci.  

Così su quella panchina con davanti il lago, mi sono detta :“Sapere che dovremo fare un resoconto di come abbiamo impiegato il nostro tempo a Colui il quale ce lo ha donato, dovrebbe motivarci a farne un uso migliore. Vivere saggiamente comporta un uso attento del tempo.”

Lo ripeto ai miei pazienti, ai mie figli, a mio marito, quando ha voglia di litigare. E lo dico a me stessa, se un pensiero ossessivo mi torna alla mente. Ho guardato il cielo che si sta annuvolando, era così bello. Ognuno di noi quando è di cattivo umore, dovrebbe guardarlo. Volgere la nostra attenzione su di “Lui”, non è mai tempo sprecato!  Quello che nella quotidianità sprechiamo.

Impariamo allora, come Gesù che attende per andare da Lazzaro, a impiegare sapientemente il nostro tempo, senza raccontarci bugie, senza lasciarci incatenare dalla tristezza, o dalla stupidità umana. Perché, non dimentichiamoci, non sappiamo né il giorno né l’ora: perder tempo, evidentemente, non ci conviene! Così ho salutato  le papere, e diretta versa casa, mi sono detta che Alessandro ce la farà,  e che devo sorridere quando vedrò uno striminzito sei, al posto di un otto, sul registro di classe!

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *