nomadelfia

Introduzione alla serata con Beatrice Fazi

Nel presentare Beatrice Fazi, Francesco di Nomadelfia ha utilizzato questo testo di Don Zeno tratto dal libro “L’uomo è diverso”.

Cristo si è piantato in mezzo alla storia dell’umanità e si è fatto il nostro tormento, muove le acque torbide della bestialità, del basso sentire delittuoso del mondo; e tormenta l’uomo perché ne esca, perché rinasca a vita nuova.
Immerso in grande dolore, una notte non riuscivo a dormire. Mi alzai, pregai e, meditando, scrissi:
«È stata mia madre, è stato mio padre, è stato il mio parroco che mi hanno detto che Cristo è il Figlio di Dio.
Ed io ho creduto alla loro parola perché li stimavo.
Ma poi crescendo, nell’evolversi e nel ridestarsi delle forze della vita, non ho più potuto dare tanto peso alla loro parola, perché questo Cristo cominciò a non essere d’accordo con me.
“Perché mi hanno messo al mondo – domandavo in me a me stesso – per tormentarmi in questa maniera?”.
“Cristo non vuole”. Ma perché?
“Cristo vuole”. Ma che cosa?
“Ma chi è che vuole comandare a me, e che mi impone quello che pare a lui?”.
E il parroco: “Questa è la legge di Cristo; questo è il Vangelo di Cristo; questa è la volontà di Cristo. Se non segui la legge di Cristo vai all’inferno. Se la segui vai in paradiso”.
E dicevo: “Ma che cosa strana! Cristo vuole, Cristo ha l’inferno, Cristo ha il paradiso, Cristo ha tutto; Cristo è uomo, Cristo è Dio, Cristo è crocifisso, Cristo risorge… Ed io devo volere quello che vuole lui e fare quello che vuole lui”.
Ogni volta, però, che mi ribellavo a Cristo, provavo un dolore vivo come se mi fossi tagliato un pezzo di carne; sanguinavo nell’anima. Me ne confessavo e provavo la gioia di chi scappa ai briganti. E respiravo a pieni polmoni la vita.
Avevo tanti amici che a queste cose non pensavano; ed a me sembrava, alle volte, che stessero meglio di me; ma quando cadevo nelle loro reti, cioè nel loro tenore di vita, provavo la desolante sensazione di essere scivolato in una vita morta.
Non è più stata solo mia madre, non è più stato solo mio padre, non è più stato solo il mio parroco a farmi decidere di abbracciare il sacerdozio a trent’anni; è proprio stato lui, Cristo, quel mio inesorabile tormento che mi era diventato, a forza di perseguitarmi, il mio irresistibile Amore. È stato lui, solo lui, perché in quelle ore della decisione non avrei ascoltato nessuno e non avrei badato a nessuno, sebbene mi fossi consigliato con anime elette ed autorevoli. È stato solo lui che mi ha attratto, nonostante che in quelle ore lo avessi freddamente veduto inchiodato
come un delinquente ad una infamante croce di legno, tra due ladri».

Francesco di Nomadelfia

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