chiesa

Il profumo e la puzza delle pecore

Sono e voglio essere il frate di tutti. Mi spaventano le persone che si credono “normali”, “perfette”, “senza difetto”, ma sempre a giudicare tutto e tutti. Mi spaventano le persone che hanno la puzza sotto il naso, che ti guardano dall’alto verso il basso, costruendo infiniti muri di pregiudizi e perbenismo, senza creare ponti di comunione con tutti. Mi spaventa il clericalismo, le bizzoche e i bigotti, i fanatici delle idee e della religione. Mi spaventano gli ipocriti, i diplomatici, i falsi cortesi e le persone che si sentono di sapere tutto e già arrivate.

Non mi spaventano gli ultimi, i poveri, i bambini, gli emarginati, gli umili, i semplici, perché mi hanno insegnato il vero senso della vita. Non mi spaventano gli occhi dei saggi, le poesie dei poeti, le urla dei bambini che sono preghiere gridate verso il cielo.

Sono e voglio essere di tutti, come Gesù si è spezzato per tutti, ricchi e poveri, nobili e miseri, briganti e santi. La mia regola di vita è trattare gli altri tutti allo stesso modo, come figli amati e perdonati dal Padre celeste.

Ho scelto di essere frate cappuccino, cioè frate del popolo e quindi di fare una teologia del popolo che non esce dalle università o dalle sacrestie, ma dallo stare in mezzo alla gente, ascoltando tutti, amando tutti, sentendo il profumo e la puzza delle pecore, gli unici odori che ti fanno crescere umanamente e spiritualmente.

fra Emiliano Antenucci

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