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Cronaca di due giorni al Parco Nazionale nell’Everglades in Florida

L’avventura comincia quando il nostro amico Chucho mi presta una delle sue due Harley per una settimana: una meravigliosa Dyna Glide 1450cc.
Astrid mi vuole far vedere il parco nazionale delle Everglades della Florida: un ambiente unico al mondo per la sua varietà di boschi, mangrovie, spianate a perdita d’occhio di praterie e lagune e innumerevoli specchi d’acqua e laghi. Per arrivarci da Naples si attraversano le “Riserve” (distinte da parco nazionale) di due differenti tribù indiane (chiamati anche ” Native Americans” ): i Miccosukee e i Seminole.

Scegliamo di percorrere la Old 41 perché molto più panoramica e libera della autostrada 75 sicuramente più veloce. Subito il viaggio si fa interessante perché la strada attraversa il confine selvaggio delle Everglades con corsi d’acqua su entrambi i lati, dove spesso puoi vedere persone pescare dai piccoli ponti o dal bordo della strada. La quantità di uccelli che si incontrano è incredibile e varia dalle numerosissime aquile o avvoltoi, ai comuni corvi o cicogne di vario tipo.

Quando la Old 41 non è circondata da acqua lo si nota dai cartelli stradali che indicano zone di attraversamento pantere (animale altrettanto comune nel sud della Florida)! In una delle nostre pause per sgranchirci un po’, lasciamo la moto sotto un albero e ci addentriamo in un sentiero dove é sorprendente come sia facile incontrare alligatori di tutte le dimensioni. A nostra discrezione é la distanza dall’apparente calmo e pigro animale (ecco così spiegato perché le persone pescano dai ponti!).

In un’altra area di sosta ci sono innumerevoli trucks con rimorchio che trasportano sia piccoli ma alti mezzi 4×4 con cui le persone si possono addentrare nella riserva per caccia, pesca, birdwatching, sia delle piccole imbarcazioni con un’enorme elica per poter navigare nelle immense distese di palude.
Numerosi, a giudicare dai cartelli, sono anche i villaggi indiani su entrambi i lati della strada.

Il sole è caldissimo se ci si ferma, ma in moto il vento é piacevole e quindi maciniamo piacevolmente miglia fino ad arrivare alle porte di Miami dove dobbiamo fare benzina prima di lasciare la Old 41 per andare a sud verso l’entrata del parco. Ci imbattiamo volutamente in una Gas Station frequentata da motociclisti con un’infinita varietà di moto customizzate (ma su questo si potrebbe fare un articolo a parte!). Apparentemente incutono timore anche perché alcuni so che sono armati, ma io sfacciatamente, e guardando le persone negli occhi, mi ci metto in mezzo e con Astrid ci mangiamo il nostro panino tra loro (… da non sottovalutare in questi casi il calcolo della capacità del serbatoio con l’ultimo distributore disponibile: le distanze sono immense e rimanere senza benzina è da evitare senza dubbio).

Sono Harleysta da pochi giorni e Astrid mi fa notare come gli altri Harleysti incrociati nel senso opposto della carreggiata mi salutano: con la mano sinistra lasciano il volante per indicare verso il basso il segno di vittoria (mostrando un due per intenderci): non me ne ero accorto, che figata! Naturalmente inizio a salutare anche io tutti e vedere le numerose risposte al mio saluto mi da gioia, mi fa sentire parte della famiglia!

Arriviamo all’entrata del parco finalmente. Abbiamo con noi una borsa e una tenda per passare la notte perché nella punta a sud c’è una zona camping. Per dare un’idea delle immense dimensioni del parco basta dire che il camping dista 60 km (38 mi) dall’entrata.
In questo tragitto la stanchezza, che inizia a farsi sentire, sarà la nostra camomilla per dormire meglio.
Strada facendo verso la nostra meta sono innumerevoli i suggerimenti di sosta per ammirare la natura ricca e unica nel suo genere: non esiste nessuna altra zona nel mondo con clima subtropicale come le Everglades!

Arrivando,non possiamo non scegliere la riva del mare. Ci montiamo la tenda , approfittando della luce del giorno, e le due amache che ci siamo portati e ci prepariamo per la notte: venendo in moto non siano molto attrezzati, ma lo stare fuori dalla “comfort zone” è per noi un vero piacere!
Siamo tra l’altro fortunati perché, dopo esserci posizionati tra alcuni alberi per proteggerci dal vento e per poter installare le amache, troviamo nascosto in uno di questi un nido di aquila, la “bald eagle”, quella usata per il simbolo nazionale americano, per intenderci.

Ci raggiungono in serata Sebastian, il figlio di Astrid, e Bella alla loro prima esperienza di campeggio: montiamo insieme la loro tenda e ceniamo.
Durante la notte la pioggia e le raffiche di vento la fanno da padrone ma la nostra tenda da 25$ a Walmart regge benissimo e l’indomani l’alba è spettacolare! Con il fresco del mattino rimpacchettiamo tutto e ci prepariamo per un altrettanto emozionante viaggio di ritorno. In due giorni più di 300 miglia (500 km), ossa esauste entrambi ed evidente stanchezza, ma ne é valsa la pena per le cose imparate e vissute….si torna a casa più ricchi!!

Come sempre dico, qualsiasi viaggio piccolo o grande che sia, nella natura o in una città o paesello é “cultura”: si può imparare moltissimo, attraversando semplicemente la porta di casa. Quando poi si esce dai comfort si ritorna più forti e si apprezza di più ciò che si ha ogni giorno a portata di mano.
Un grazie particolare ad Astrid, questa donna spettacolare che al mio fianco si avventura, impara e mi insegna cose , supportandomi e sopportandomi!

Emanuele Roncaccia

2 pensieri riguardo “Cronaca di due giorni al Parco Nazionale nell’Everglades in Florida

  • Alessandro

    Avvincente ed emozionante , si respira a pieni polmoni quella Libertà che al di qua dell’oceano è divenuta merce rara

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    • Esattamente… solo il fatto di per guidare senza casco mi fa sentire 15enne

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