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In tutte le città intestiamo un luogo pubblico a Giuseppe Di Matteo, martire della mafia

Isola delle Femmine ( Palermo) Da oggi, una strada porterà il tuo nome, caro Giuseppe Di Matteo, piccolo martire della barbarie mafiosa. Ringrazio il sindaco, l’assessora Luisa Tricoli, il signor prefetto e tutti coloro che si sono impegnati per questa ottima iniziativa. Sperando che in ogni comune della Sicilia prima, e dell’Italia poi, una strada, una piazza, una scuola sia intitolata a te, Giuseppe.

Questo il testo che ho inviato come saluto e che è stato letto durante la cerimonia.

Conoscevo l’orribile storia del piccolo Giuseppe. Ma quando, qualche anno fa, mi recai a Giambascio per registrare uno dei miei commenti al Vangelo, per la rubrica “A Sua Immagine” su Rai1, rimasi letteralmente sconvolto. Mi accorsi che troppo in fretta avevamo archiviato quel caso sotto l’etichetta del “ bambino sciolto nell’acido” perché figlio di un mafioso. No, non era l’acido usato per annientarne il corpo che mi dilaniava, ma quegli inanerrabili 779 giorni e 779 notti che il piccolo innocente fu costretto a subire. Quanto poco abbiamo riflettuto su questo ragazzino tenuto prigioniero come nessuno altro al mondo. Nemmeno nei campi di sterminio i bambini soffrirono quel che ha sofferto lui. Solo. Terribilmente solo. Con le sue paure, i suoi tormenti, le sue angosce. Mentre – lentamente- la speranza di rivedere il cielo, andava scemando. Da quel giorno, Giuseppe mi è entrato nell’animo. Non c’è un solo incontro con i ragazzi, i giovani, gli adulti, in ogni parte d’Italia, in cui non parlo di lui. Non c’è una volta che tra chi ascolta tanti non escano singhiozzando dall’aula. Grazie! Grazie, sorelle e fratelli amministratori del comune di Isola delle Femmine. Grazie perché, con la vostra decisione, avete dato la parola alla piccola vittima della disumana barbarie mafiosa. Grazie. Dio vi benedica. Se volete, potete leggere il mio piccolo pensiero che accludo alla presente.

Grazie, cara fanciulla per aver dato voce al piccolo martire della barbarie mafiosa, Giuseppe Di Matteo. Dio ti benedica.

Ecco il testo letto da questa bambina

MI CHIAMO GIUSEPPE

Mi chiamo Giuseppe. Giuseppe Di Matteo. Sono un bambino. Non ho ancora 13 anni. Sono felice. Quando sto con i cavalli sono felice. “ Vieni, ti porto da tuo padre” mi ha detto il “ poliziotto”.

Sorrideva. Aveva il volto buono. Il mio cuore scoppia dalla gioia.

Era una bugia.

Da allora – quanto tempo è passato?- non ho più visto papà, la mamma, il nonno, la mia amica. Non ho più visto il sole, il mare, gli alberi, i fiori. Non sono andato a scuola. Non ho capito niente. Sono sempre stato solo. A Natale. A Pasqua.
Un anno? Due? Tre? Non lo so. Non so niente io. La morte arrivò come una grazia. Mi hanno detto che avevo 15 anni. Finalmente! Quanto ti ho invocato, sorella. Il resto è poca cosa. L‘acido? Nemmeno me ne accorsi.

Adesso ho voglia di parlare. Se sei disposto ad ascoltare. Voglio raccontarti le mie paure. Le mie illusioni. Le mie speranze. I miei pianti. Le mie preghiere. Il desiderio di essere accarezzato. Coccolato. Di prendere a calci un pallone. Di correre nei campi. Di saltare in groppa al mio cavallo.

Mi chiamo Giuseppe. Giuseppe Di Matteo. Nato il 19 gennaio del 1981. Rapito il 23 novembre del 1993. E – mi hanno detto – strangolato l’ 11 gennaio del 1996. A San Giuseppe Jato. Almeno il mio ricordo vorrei che rimanesse vivo. Non per me. Per voi stessi. E per i vostri figli. Perché non abbiano a soffrire quel che ho sofferto io.”

Sindaci d’Italia, aderite a questa iniziativa!

Padre Maurizio Patriciello.

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