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“Nell’animo del calciatore”, il libro di Gianluca Panella e Mario Bozzi

“L’animo e le emozioni del calciatore meriterebbero più attenzioni da parte degli esperti del settore che dovrebbero sviluppare maggiore abilità nel lavoro in team, attraverso un abbraccio olistico”: in questa frase del presidente Giovanni Malagò è sintetizzato il miglior commento sul secondo libro dello psicologo e psicoterapeuta Gianluca Panella, scritto insieme al medico sportivo Mario Bozzi, dal significativo titolo: “Nell’animo del calciatore”. Potremmo aggiungervi “E nell’animo di ogni atleta” perché, “Tutti gli atleti usano lo psicoterapeuta”, altra affermazione del Big del Comitato Olimpico che ha arricchito con la sua presenza, la presentazione del libro, al Centro di Preparazione Olimpica Acqua Cetosa : “Giulio Onesti”.

È stato per primo Panella a spiegare i motivi della nuova iniziativa libraria: “Ho scritto questo libro per tutelare il calciatore, mostrare un modello d’intervento evolutivo integrato, e raccontare varie testimonianze di chi l’ha vissuto il calcio. Non sono utili cure occasionali, io penso che si debba lavorare in un’ottica continuativa e preventiva, solo così possiamo evitare tanti problemi, e accogliere e non “bannare” un termine oggi molto usato. Affiancare nell’equipe della squadra lo psicologo, e non chiamarlo solo quando insorgono i problemi. Serve anche comunicare con i ragazzi, ascoltare loro e i genitori. Tutti devono essere accolti, anche se i papà e le mamma ma non devono essere figure troppo presenti”.

Poi Panella ha proseguito il suo intervento dicendo: “ Io dico che oggi gli allenatori, del settore giovanile, che sono i facilitatori di progetti, devono essere formati e avere le competenze giuste. Perché loro trattano le vite di bambini e ragazzi che sognano il professionismo. Bisogna lavorare sull’aspetto pedagogico del lavoro. Devono far capire il senso del sacrificio, che lo sport comporta ad alti livelli. Noi adulti siamo i responsabili: genitore, psicologo, allenatore, dirigente. Nel calcio di una volta si viveva a 360 gradi con tutti, il calciatore parlava con tutti: magazzinieri, tifosi, i calciatori giovani ora sono inavvicinabili. Un tempo si andava a mangiare anche con i tifosi ogni tanto. Ora anche i giornalisti fanno fatica a parlare con un calciatore. Il calcio è un lavoro di gruppo, per questo ci vuole un lavoro di equipe”.

Ha poi concluso dicendo : “Il primo incontro con lo psicologo è importante, io osservo il non verbale. Spesso i comportamenti “disadattivi” anche nel professionismo sono molti, e non sono un buon esempio per i ragazzi. Evidenziano solo un disagio. Poi la cosa importante è che lo psicologo nel professionismo e non solo, non intervenga nelle scelte tecniche. Lo psicologo deve essere un facilitatore di progetti, nient’altro”.

È stata poi la volta di Gianni Malagò a spiegare che: “Il Coni fa di tutto per mettere gli atleti nelle migliori condizioni”, rivelando che: “Lo sport di squadra trovo sia più lento sulla figura dello psicologo. Invece molti sportivi conosco che hanno reso meno, anche se avevano talento, perché non avevano nessuno al fianco che li seguisse. Sono andato alla presentazione a Parigi del libro di Marcel Jacobs (Falash) nel quale lui ha pensato di dire basta, per stanchezza, per un infortunio, per una sconfitta, ma poco dopo ha visto tutto questo, come una rampa per fare meglio. E ogni falsa partenza, cosa che gli è capitata e può atterrire un atleta, l’ha vissuta come un’opportunità. Ha recuperato energia mentale ed è diventato invincibile. Questo grazie al un mental coach che l’ha aiutato a volgere a suo favore il peso del passato e delle aspettative. Il segreto della sua svolta vincente è stato di correre libero e sciolto come un bambino; portando per mano, fin sui blocchi di partenza, quel piccolo Marcel che si sentiva abbandonato e che ora sorride. Io credo che non bisogna avere paura di chiedere aiuto”.

A completare il quadro fatto da Panella è intervenuto, successivamente, il dottor Mario Bozzi che ha portato alcuni esempi di quando era medico della Roma con l’allenatore Capello (che vinse lo scudetto ed ha fatto una super carriera internazionale). “Il pallone ricevuto a dieci anni la sera di Natale mi ha cambiato la vita. Il calcio mi ha insegnato le regole, ed erano tempi duri, ero adolescente nel ’68. Lo sport mi ha fatto capire cosa fosse il rispetto. Una volta in campo risposi male a un arbitro e quello mi cacciò dal campo e mi mandò negli spogliatoi. Io ho accettato di fare questo libro per fare solo una cosa: testimonianza. Non ho mai calpestato le persone, le ho riportate alla gioia dopo un dolore. Ho cercato di fargli ritrovare la forza dell’amore. Montella ha detto che è diventato calciatore quando si è rotto una gamba, e quando gli scoprirono una miocardite e il professore del Gemelli gli disse che forse non avrebbe potuto continuare a giocare, lui gli rispose che era la
sua vita il calcio, che non poteva abbandonarlo. Tanti calciatori gli ho sentiti dire che il loro era un lavoro di merda. Io a un giovane che inizia a giocare sento solo di dirgli di amare questo sport, e di non farlo quando ormai non hai più l’età per praticarlo. Non è facendo tanto che otteniamo ciò che desideriamo ma facendolo bene. Io credo che bisogna insegnare ai figli quanto siamo fragili. Se si ama invece si è fortissimi, perché dentro di noi c’è il trascendente. Io quando ero alla Roma di Capello, ho inserito la figura dello psicologo, una donna bravissima: Filippa Costa. Quando Capello è andato via, il nuovo allenatore non l’ha voluta, l’ha cacciata. Mi ha detto che avrebbe pensato lui a curare l’animo dei suoi calciatori!”

A questo punto, in video conferenza, c’è stato anche l’intervento dell’osteopata di Guardiola vincitore della Coppa dei Campioni da centrocampista del Barcellona nel 1992, Guardiola ha vinto due Champions League anche da allenatore dei blaugrana, prima di avventurarsi al Bayern e poi al City. Federico Genovesi, ha sottolineato l’importanza psico-somatica dello sportivo, e che ci sono evidenze scientifiche che rivelano quanto lo stato mentale influisce sulla performance.

Alla fine dell’interessante presentazione è stato Gianluca Panella a chiudere l’evento rivelando, giustamente, che: “Lo sport e la musica salvano i ragazzi, oltre alla famiglia” e precisando con molta signorilità. “Il mio libro vuole essere solo una fotografia di quello che dovrebbe diventare il calciatore, senza critiche ne polemiche”. Di certo si è trattato di un pressante invito, agli atleti e ai loro dirigenti, pienamente condiviso dal Presidente del Coni Malagò. Dobbiamo augurarci che venga accolto anche iniziando dai giovani calciatori.

Benedetta Bindi

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