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Le buone Stelle – Broker: un film in cui l’amore vince su tutto

La giovane madre So Young abbandona il proprio bambino di pochi giorni di fronte a un ospedale. Non può prendersene cura, perché è una prostituta e ha da poco ucciso l’uomo che l’ha resa madre. Non vuole che il destino del suo bambino sia segnato per sempre dal destino che connota il suo presente e il suo futuro. Il bambino di So Young viene però prelevato da due uomini che gestiscono un’attività clandestina di contrabbando di bambini. “Le buone stelle – Broker” racconta due storie parallele: la ricerca di due genitori disposti – a pagamento – a farsi carico della cura e della crescita del piccolo e quella di una coppia di investigatrici dei servizi sociali da tempo sulle tracce dei trafficanti di bambini, intente a smantellare questo traffico illecito e perciò desiderose di cogliere So Young, i malviventi e i potenziali nuovi genitori in flagranza di reato.

Broker è un road movie, in cui sia la fragilità che la forza di tutti protagonisti trova un modo per essere messa in scena. Il neonato muove intorno a sé la cura e l’affetto anche di chi vorrebbe renderlo merce di scambio, la neomamma mostra tutta la sua confusione e fragilità emotiva di fronte ad una decisione che vorrebbe non aver preso mai. Il regista Kore’Eda Hirokazu racconta una storia in cui gli affetti diventano prevalenti rispetto a tutte le altre dimensioni del vivere, anche quelle che spingono a sentirsi persi, fragili e vulnerabili. Le scene finali del film sono un inno alla vita e all’amore, quello che non ha bisogno dei legami di sangue, quello che nell’umanesimo e nella verità profonda di ciascuno di noi percepisce che il bene e la verità ci fanno vedere in chi ci sta accanto un essere da proteggere e da amare, una persona il cui valore è superiore a qualsiasi richiesta di mercato o imposizione di legge.

Il film fa molto riflettere su questioni oggi scottanti. Chi è un bambino e chi è il suo genitore? Contano più i legami di sangue oppure conta di più l’affetto profondo che genera cura e accudimento verso un neonato bisognoso di tutto? Che cosa si è disposti a fare, oggi, pur di diventare genitori? Può un bambino diventare merce di scambio e bene di mercato? Come la legge deve intervenire dentro alle questioni che ineriscono i legami intimi e famigliari?

Ogni passaggio di questo film, ogni personaggio presente in questa storia è portatore di molteplici visioni della vita, della tutela dell’infanzia, della famiglia. Il regista ci mostra che diventare adulti e fare famiglia significa intraprendere la via che coniuga affetti e responsabilità e che dentro a quella via si può costruire un’esistenza in grado di raddrizzare tutte le storture con cui il destino o il contesto sociale in cui siamo immersi, possono confrontarci. Implicitamente il film pone una critica anche alle regole, alle logiche e alle pratiche oggi vigenti su scala nazionale e internazionale per l’adozione. Ma in questa storia, a volte drammatica, a volte tenera, a volte sgangherata, ciò che appare chiaro allo spettatore è che l’amore vince su tutto e che i bambini oggi rappresentano una presenza viva che sfida la società contemporanea a interrogarsi sulle proprie priorità, divenendo promotori del bisogno di un nuovo sguardo che spinge nella direzione verso la direzione della luce e la prospettiva della speranza.

“Le buone stelle – Broker” è il film del mese della rubrica Schermi di famiglia, che curo per il Magazine Family Health. La scheda completa del film è disponibile al link associato a questo post. Se in queste settimane di vacanze volete vedere un film di grande bellezza e di straordinaria profondità, Broker potrebbe essere il film che state cercando. E’ disponibile su DVD e su alcune piattaforme a pagamento. Se pensate che qualcuno possa essere interessato a questo post, condividetelo. Buona visione.

Alberto Pellai

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