cultura

Dall’allarme alla speranza: IRIS, l’intelligenza artificiale che include e mette al centro la persona

La scienza, il progresso,la tecnica trovano la loro piena legittimazione quando sono al servizio dell’uomo, del bene comune e della tutela della dignità della persona.

Di fronte alle trasformazioni epocali introdotte dall’intelligenza artificiale, anche papa Leone, nell’enciclica Magnifica Humanitas, richiama con forza la centralità della persona umana la quale deve rimanere il criterio fondamentale di ogni sviluppo scientifico e tecnologico.

Ed è proprio di questi giorni l’allarme sul rischio di un uso distorto dell’intelligenza artificiale per attività legate alle armi biologiche. Sono altrettanto inquietanti le denunce di diversi ricercatori che hanno lanciato un avvertimento estremo: se l’IA dovesse diventare troppo potente e sfuggire al controllo umano, potrebbe arrivare a rappresentare una minaccia per la sopravvivenza stessa dell’umanità.

Eppure, proprio mentre si moltiplicano gli allarmi sui possibili usi distorti dell’intelligenza artificiale, un gruppo di studenti del Liceo Scientifico “Albert Einstein” di Molfetta, insieme alla docente Giacoma Anna Salvemini, hanno dimostrato che la tecnologia può essere utilizzata nel modo giusto: al servizio dell’uomo.

È nato così IRIS, acronimo di Interactive Robot for Inclusive Support.

Un robot progettato per aiutare i bambini e contribuire ad abbattere le barriere legate al disturbo dello spettro autistico.

È un umanoide educativo e inclusivo, capace di interagire con i bambini attraverso il gioco. Utilizza interfacce luminose, suoni e una voce sintetizzata ed empatica, progettata per favorire l’interazione senza generare ansia o frustrazione.

Ha conquistato la medaglia d’oro ai Campionati Nazionali di Robotica 2026 di Rimini.

IRIS dimostra che il futuro dipende anche da come scegliamo di utilizzare l’intelligenza artificiale e l’innovazione.

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