Speranza dopo le ferite e i colpi…
Auguri di rinascita alla Città nella Festa del nostro Santo Patrono
Nelle puntate de Le Iene di mesi fa si parlava di criminalità pugliese e di mafie nuove. Anni fa Papa Francesco durante un’udienza con diocesi pugliese chiedeva quanto clima pericoloso vi fosse tra noi. Negli ultimi anni nella mia città di Barletta si sono consumati omicidi e non ultimo un attento con mancata morte, grazie a Dio. Perché tanta cronaca negativa? È tutto nero? Certo che no.
Ma non passiamo oltre come il levita – nella nota parabola del Samaritano. Apriamo gli occhi della fede e alziamo la fronte della speranza davanti a un uomo coraggioso e mite di 900 anni fa, il Patrono della Città di Barletta, Ruggero, scelto giovanissimo vescovo per le sue qualità brillanti e per il suo cuore.
San Ruggero, vescovo dei poveri e padre degli orfani, uomo ospitale verso i pellegrini, benedici la nostra Città di Barletta e intercedi per quanti lottano per la legalità e il bene comune. Che nessuno resti indietro nel progresso sociale; alla competizione verso l’arricchimento subentri la solidarietà politica e sociale. Che le nostre case non siano circondate da affari loschi e schiamazzi notturni da perditempo ma siano avvolte dal sano e bel chiasso dei giovani che vivono in amicizia vera e siano abitate da strette di mano pulite e decorose.
Non più delinquenza ma costruzione del bene di tutte e tutti.
Allontana dai nostri politici la rivalità ideologica o l’indifferenza ai problemi ma aiutali a venirsi incontro per organizzare la Speranza e la Bellezza di un popolo: il popolo barlettano, popolo di mare e di terra, di marinai e contadini, di operai e industriali.
San Ruggero benedici il nostro vescovo, i presbiteri e i diaconi e tutti i cristiani. Rendici Chiesa di Comunione e Missione. E benedici i nostri fratelli e sorelle di qualsiasi fede e anche di nessuna fede, perché l’umanità evangelica non esclude mai nessuno dall’amore di Dio Padre e Figlio e Spirito Santo.
Domenico Savio, prete barlettano, figlio di questa terra di confine e di crocevia di culture.


