Tre giorni a giugno, Anne Tyler – i consigli di Benedetta
Questa estate, grazie a un regalo inaspetto di mia cugina, ho avuto modo di conoscere una scrittrice straordinaria di cui ignoravo l’esistenza, nonostante abbia scritto molti romanzi e vinto il Premio Pulitzer nel 1989 con Lezioni di respiro.
Anne Tyler racconta il quotidiano con tale incisività da far restare i suoi personaggi impressi nella mente a lungo, anche dopo aver chiuso il libro. Come faccio di solito quando scopro un nuovo autore, ho voluto leggere diversi suoi testi prima di approdare al suo ultimo romanzo, Tre giorni di giugno (Guanda).
Le prime pagine non mi hanno preso subito, pensavo fosse soltanto una lettura ben scritta, leggera da sotto l’ombrellone, mi dicevo che forse era normale visto l’età dell’autrice.
Invece la scrittura della Tyler affonda lentamente il coltello su temi profondi, con una delicatezza tale che il lettore se ne accorge solo a “fetta tagliata” — o meglio, a romanzo finito.
Quel che parte come un leggero romanzo estivo si trasforma in una lama che squarcia la nostra fragilità e mette a nudo la nostra facilità nel giudicare gli altri, quando siamo i primi a commettere errori.
La protagonista è Gail, una donna di sessant’anni e madre della sposa, che a poche ore dal matrimonio della figlia si sente il mondo crollare addosso. Non riceve un’auspicata promozione nella scuola in cui lavora, l’ex marito Max si presenta senza l’abito da cerimonia né un posto dove dormire (ma con un gatto soriano al seguito) e, come se non bastasse, la figlia scopre un presunto tradimento del futuro sposo Kenneth che rischia di mandare tutto a monte.
È proprio l’evento della figlia a spingere Gail a ripercorrere la propria vita e i propri errori. Le sue riflessioni si spostano gradualmente sul proprio matrimonio fallito con Max, sul perché a un certo punto abbia smesso di funzionare, portando alla luce una verità amara…..
Anne Tyler entra negli anfratti del quotidiano creando personaggi umani nei quali è impossibile non identificarsi.
Affronta tematiche complesse come l’abbandono, la solitudine e il senso di colpa, ma soprattutto parla di perdono. Ci insegna a imparare dai nostri sbagli: siamo imperfetti, cadiamo, ci rialziamo, ci infatuiamo, ma possiamo anche capire ciò che conta davvero.
Tra riflessioni sull’infedeltà commessa o subita, il romanzo ci mostra come si possa imparare a convivere con i propri errori e tornare a guardare al futuro — e al passato — con occhi nuovi, con più consapevolezza per poi riprendere il cammino.


