Quel nodulo e la lezione di Papa Leone
Se uno non avesse mai sentito parlare di faccende del genere, a guardarlo in viso si direbbe una roba da poco.
Sereno lui.
Prima parla della gioia, poi chiede al solito sale in zucca ai potenti, annuncia perfino un viaggio in Perù.
E poi?
Ah sì, “ho un nodulo al polmone, circoscritto, i medici mi hanno detto di operarmi e mi opero. Mi raccomando pregate per me, ci conto. Ciao”.
Cioè, non so se è chiaro.
Di sicuro per chi una volta nella vita ha sentito dirsi da un medico “Guardi c’è un nodulo”, la faccenda è chiarissima.
Non è la fine di tutto, non è l’inizio di niente.
È che semplicemente senti un attimo la terra sotto i piedi che cede di colpo.
E alla domanda “come andrà a finire?” nessuno sa darti risposte certe al cento per cento.
Per cui, caro Papa bello, caro Leone di nome e di fatto.
Semplicemente grazie.
Perché come un padre serio, forte, di quelli coi piedi per terra e il timone in mano, prima dai importanza ai figli.
E poi in coda, se c’è tempo, si danno le comunicazioni quelle pesanti. Senza drammi.
Col sorriso di chi dice “tranquilli che non è niente. E pure fosse qualcosa di brutto, tanto la mia vita sta in mano a qualcuno più grande di me”.
Certo che preghiamo per te.
E secondo me, quelli che un nodulo ce l’hanno come te, che attraversano o hanno attraversato il dubbio di una malattia con mille incognite, oggi ti hanno guardato con stupore.
Più di tutti.
Loro oggi ti hanno voluto bene di più.
Mi sa che una preghiera scapperà pure dalle labbra di chi non crede.
Ma a uno che offre la malattia serenamente, bisogna credere per forza.


