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Dante, Piero Chiara e la geografia dell’anima: in viaggio verso Varese


Mentre voi, amici lettori, leggete questo articolo, io sono su un treno diretto a Varese.

Dal finestrino il paesaggio scorre veloce e, come spesso accade quando viaggio, insieme al paesaggio scorrono anche i pensieri. Questa volta mi accompagnano verso un appuntamento che mi riempie di gratitudine e di entusiasmo: la presentazione del mio libro Cento domande a Dante e cento risposte, scritto a quattro mani con Paolo Velonà per Edizioni Efesto, all’interno della prestigiosa cornice del Premio Chiara.

Desidero ringraziare di cuore gli organizzatori per l’onore di questo invito. L’ho accolto con particolare gioia anche perché mi offre l’opportunità di accostarmi, con occhi nuovi, alla figura di Piero Chiara.

E così, mentre il treno corre verso Varese, mi sono chiesto: che cosa può mettere in dialogo un gigante del Trecento con il grande narratore luinese del Novecento?

A prima vista sembrano mondi lontanissimi. Eppure, guardando meglio, ho trovato almeno tre fili che mi sembrano interessanti.

1. La geografia dei luoghi

Il primo è il rapporto con i luoghi.

Dante non colloca la sua visione in un’astrazione lontana dalla realtà. La sua Commedia è continuamente attraversata dalla geografia concreta del suo tempo: fiumi, città, rocche, confini, piazze, montagne. Il mondo reale entra nel poema e gli dà carne, verità, concretezza.

Anche Piero Chiara ha saputo fare del proprio territorio — il Lago Maggiore, le sue sponde, la Svizzera vicina, i piccoli centri di provincia — uno straordinario osservatorio sull’umanità.

Per entrambi il paesaggio non è soltanto uno sfondo.

È un luogo che racconta le persone.

2. L’ironia e la commedia umana

Poi c’è l’ironia.

Piero Chiara ha saputo osservare vizi, virtù, debolezze ed eccentricità della provincia con leggerezza, intelligenza e quella sottile capacità di sorridere dell’uomo senza smettere di comprenderlo.

Dante, nella sua Commedia, fa qualcosa di sorprendentemente vicino.

Sa essere ironico, sferzante, sarcastico, persino grottesco. In pochi versi riesce a restituire un personaggio, una debolezza, una contraddizione, una miseria umana.

Sono due epoche lontanissime, due scritture profondamente diverse, ma c’è in entrambi uno sguardo curioso sull’uomo.

Uno sguardo che osserva senza nascondere le nostre fragilità.

3. Il viaggio

E poi c’è il viaggio.

Forse è proprio questo il filo che sento più vicino mentre guardo dal finestrino del treno.

Anche leggere è un viaggio. Scrivere è un viaggio. E qualche volta lo è persino incontrare un libro che non pensavamo di incontrare.

Per Dante il viaggio è la struttura stessa della Commedia e, in fondo, della vita.

Ma la Divina Commedia non è soltanto un grandioso poema teologico o allegorico. È anche, e forse soprattutto, un immenso viaggio nella speranza.

Dante comincia nella selva oscura.

Attraversa l’Inferno.

Sale il Purgatorio.

E arriva fino alle stelle.

È il viaggio di un uomo che scopre che nessuna selva è così oscura da impedire di ripartire e che nessuna ferita deve necessariamente essere l’ultima parola sulla nostra vita.

Forse è anche per questo che oggi sono felice di portare Dante dentro il Premio Chiara.

Perché significa mettere in dialogo epoche, luoghi e scritture diverse, ma anche ricordarci che la letteratura, quando è davvero viva, continua a farci incontrare.

Dante con Piero Chiara.

Il Trecento con il Novecento.

E, attraverso loro, noi con le domande che ancora oggi ci portiamo dentro.

Il treno intanto corre verso Varese.

Tra poco arriverò.

E non so ancora esattamente dove ci porterà questa conversazione.

Ma so già una cosa: quando un libro diventa occasione di incontro, il viaggio è già cominciato.

E, come sempre, vale la pena mettersi in cammino per cercare la verità, la meraviglia e, perché no, anche un po’ di quelle #solocosebelle.

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