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Congo-Brazzaville: a Mabombo nascerà una Chiesa dedicata a San Carlo Acutis

Un progetto che porta la firma di don Romeo Mvuoli, graditissimo ospite del nostro giornale, Il Centuplo.

Allora, padre, oggi lei opera a Mabombo, dove, oltre a svolgere il suo ministero sacerdotale, è impegnato in numerose attività per rispondere alle necessità della Chiesa locale. Prima di questa missione, però, ha studiato e vissuto in Italia. Ci racconta qualcosa?

Alla fine del mese di luglio di quest’anno (2026) sono stato nominato parroco della nuova parrocchia nel villaggio di Mabombo, distante circa 350 chilometri dalla capitale Brazzaville, nella regione della Buenza e diocesi di Nkayi. Mabombo conta circa 12.000 abitanti e io opero qui da settembre.

Oltre al ministero sacerdotale, mi occupo in modo particolare delle persone vulnerabili: per i popoli Pigmei ho creato un’associazione no profit Onlus, City of peoples Dignity of peoples. In realtà, il contesto pastorale mi obbliga a fare un po’ di tutto: infermiere, operatore sanitario, psicologo, assistente sociale… Certo, ho studiato a lungo in Italia: prima nel Pontificio seminario regionale Pio XII di Assisi e poi nel Pontificio collegio Urbano VIII a Roma.

Invece, come nasce l’iniziativa della costruzione della chiesa?

L’iniziativa nasce dal fatto che nella storia della Chiesa del Congo-Brazzaville, che nel 2023 ha festeggiato i 125 anni di evangelizzazione, il villaggio di Mabombo è uno di quelli che non ha mai avuto una chiesa cattolica romana costruita in muratura, nonostante la popolazione sia profondamente credente e cattolica. La modesta chiesetta esistente è coperta di palme e, quando piove, la situazione diventa disastrosa.

Parlando di questa mia nuova missione ad alcuni amici italiani, dopo aver pregato e riflettuto, abbiamo deciso di dedicare questa nuova chiesa a San Carlo Acutis. Crediamo che, per l’intercessione di San Carlo Acutis, le persone di buona volontà ci aiuteranno a costruire una parrocchia in onore di questo grande Santo.

Padre, la sua parrocchia è piena di vita, di bambini e di giovani. San Carlo Acutis, con la sua giovane età, può rappresentare per loro un modello da seguire e un santo in cui riconoscersi più facilmente?

Come in quasi tutte le parrocchie dell’Africa attualmente, le comunità sono piene di vita e molto vivaci. La parrocchia intitolata a San Carlo Acutis è frequentata da tantissimi bambini e ragazzi. Proprio la sua giovane età rappresenta un modello luminoso da seguire e imitare, specialmente oggi, nonostante lo sviluppo della scienza e della tecnologia a volte rischi di allontanare i giovani da Dio.

È un progetto a dir poco impegnativo, eppure ciò che colpisce è l’entusiasmo con cui lo state portando avanti, un entusiasmo capace di superare ogni ostacolo. Mi colpisce anche il confronto con noi europei, che facciamo fatica a realizzare opere di questo tipo. Da questo si evince come il vostro continente sia in fermento di vocazioni, in contrasto con la crisi vocazionale che attraversa oggi l’Europa. Che cosa può insegnare la sua esperienza alla Chiesa europea?

Direi che un tale progetto è davvero molto impegnativo, tenendo conto della situazione economica, finanziaria e materiale della nostra nazione, il Congo-Brazzaville, e della mia diocesi di Nkayi. Ragionando unicamente in termini economici, pensare di costruire una chiesa oggi sembrerebbe impossibile. Però, con la nostra fede cristiana, tutto diventa assolutamente possibile.

Per questo ho e avrò sempre bisogno del sostegno spirituale, economico, finanziario e materiale di tutte le persone di buona volontà. Forse sono animato dall’entusiasmo di alcuni santi che hanno realizzato grandi opere partendo proprio dal nulla. La storia della Chiesa ci insegna che tanti santi sono riusciti a compiere grandi cose abbandonandosi alla Provvidenza divina. Con Dio tutto è possibile; Dio rende possibile l’impossibile.

Nel passato la Chiesa europea ha realizzato grandi opere a livello materiale, ed è oggi una Chiesa ricca di edifici maestosi. Invece la Chiesa africana è una Chiesa nascente, una Chiesa missionaria. Tuttavia, la Chiesa europea possiede una grandissima esperienza nel campo dell’architettura: nel mio caso, mi ispiro molto agli edifici della Chiesa italiana per poter costruire questa chiesa in onore di San Carlo Acutis. La Chiesa africana è un vero fermento di vocazioni, e i seminari sono attualmente pieni, contrariamente all’Europa, dove i seminari si stanno svuotando. Chiedo gentilmente all’Europa di continuare a pregare per le nuove vocazioni sacerdotali e religiose.

Padre, chi desiderasse contribuire alla costruzione della chiesa dedicata a San Carlo Acutis può contattarla direttamente? In che modo è possibile sostenere concretamente questo progetto?

Se qualche persona di buona volontà volesse contribuire alla costruzione della chiesa dedicata a San Carlo Acutis, può contattarmi direttamente tramite il mio numero WhatsApp: 0039 324 863 7360.

Ho bisogno di sostegno sul piano spirituale, finanziario, economico e materiale. Le persone possono anche recarsi fisicamente in Congo-Brazzaville per fare un’esperienza di volontariato di qualche mese. Inoltre, avremmo bisogno dell’aiuto di qualche architetto italiano per poter progettare al meglio la nostra bellissima parrocchia intitolata a San Carlo Acutis.

Alessandra Di Laora

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