Il seme nella tempesta: quando Dio parla nel caos di un battesimo
DIO PARLA. – Prima domenica di agosto di qualche anno fa. Il caldo asfissiante ha svuotato le strade e affollato le spiagge. Non si respira. A mezzogiorno battezzerò un bambino.
Attendo. Arrivano in ritardo. Una comitiva festosa, chiassosa, distratta. Fatico a creare un’atmosfera di raccoglimento. Il piccolo piange. Attorno a lui, la mamma, il papà , la madrina, i nonni, gli zii e una schiera di cuginetti si danno da fare per riportarlo alla calma. La celebrazione ha inizio.
I presenti continuano a chiacchierare. Qualcuno esce a fumare, qualche telefonino squilla, i bambini si rincorrono tra le navate. Una situazione complessa. Al parroco, in questi casi, viene chiesto di non perdere la pazienza, non spegnere il lucignolo fumigate, essere accogliente, sorridere, celebrare bene e in fretta, richiamare con dolcezza, predicare.
Non è facile, almeno per me. Rimando la breve omelia alla fine del rito, sperando che la situazione migliori. Niente da fare. Un pensiero mi balena in testa: « È del tutto inutile insistere. Impartisci la benedizione e via». Un altro pensiero prende il sopravvento: «Non è giusto. Tu fai il tuo dovere. Al resto ci pensa lo Spirito Santo».
Inizio. Distrazione massima. Ho l’impressione di parlare al vento. Avverto una sorta di frustrazione.
Pomeriggio dello stesso giorno. Una persona chiede di parlarmi. Ci accomodiamo: «Padre, sono il fotografo del battesimo di questa mattina. Sono ritornato per ringraziarla. La sua omelia mi ha colpito profondamente. Lei ha risposto a un dubbio che da tempo mi tormenta». E mi apre il cuore. Ascolto. La mente vaga.
Che lezione!
Il Signore, poche ore prima, mi stava chiedendo di fidarmi di lui, non delle mie sensazioni e dei miei pregiudizi. Di gettare il seme della Parola senza domandarmi in quale terreno sarebbe caduto. E, per incoraggiarmi, ha voluto che vedessi con i miei occhi la nuova gemma cui aveva dato vita quel seme che considerai smarrito.
Padre Maurizio Patriciello.


