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Fontamara: la lezione di un libro che non ho amato (ma che dovevo leggere)

Ci sono libri che si leggono per piacere e libri che si leggono per dovere di verità. Fontamara, pubblicato nel 1933, appartiene a questa seconda categoria. È un’opera che ha reso Ignazio Silone famoso in tutto il mondo — pensate, è stato tradotto in 27 lingue — proprio perché è riuscita a trasformare la sofferenza di un piccolo paese della nostra Marsica (Fontamara è, nel cuore di Silone, la sua Pescina) in un grido universale di giustizia.

Perché ha fatto il giro del mondo?

Perché nel 1933, mentre il fascismo cercava di nascondere le proprie ombre, Silone ebbe il coraggio di dare voce ai “cafoni”, i dimenticati della terra. Il mondo intero capì che in quel piccolo angolo d’Abruzzo si stava decidendo il destino della dignità umana.

Perché, onestamente, “non è il mio genere”

Vi confesso una cosa: ho rimandato la lettura di questo libro per anni. E anche ora che l’ho finito, devo essere sincero: non è il mio stile preferito. Non cerca il conforto, è cupo, a tratti disperato. Non è esattamente quella narrazione “solocosebelle” che cerco di portare ogni giorno su il Centuplo. Tuttavia, è un libro che va letto almeno una volta: fa parte della nostra storia politica e letteraria ed è un passaggio necessario per capire da dove veniamo.

La scintilla: da Casa Silone al Centuplo

A spingermi a riprenderlo in mano è stato l’entusiasmo contagioso delle ragazze del Servizio Civile che ho incontrato a Pescina, nella bellissima Casa Silone. Mi hanno guidato con una passione che mi ha riacceso la curiosità. E riflettendo proprio su quell’incontro, ho capito cosa facciamo noi oggi: se Silone denunciava il buio del suo tempo partendo dal suo paesino, noi facciamo l’esatto opposto.

Attualizzare il messaggio: noi cerchiamo il Centuplo

Noi cerchiamo le notizie belle, anche nei paesini più piccoli come Pescina, per parlare di bellezza a tutto il mondo. La missione del Centuplo è dare voce — proprio come voleva Silone — ma per generare speranza.

Fontamara ci insegna cosa accade quando la comunità si spezza e la rassegnazione prende il sopravvento. Noi, invece, vogliamo essere il seme che spacca la roccia. Leggere Silone oggi ci ricorda che la libertà inizia quando decidiamo di non accettare l’ingiustizia come un destino. E noi, ogni giorno, rispondiamo a quella sfida seminando bellezza, con la certezza che, anche nel piccolo, possiamo parlare al mondo intero.

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