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Tra il carrello della spesa e il cielo: la rabbia e la grazia

C’è il caro benzina. Da paura, e cominci a farti i calcoli per capire se prendere l’auto per andare da A a B valga davvero la pena o non sia il caso di comprarsi un asino che va a fieno.
C’è pure il caro del carrello della spesa, che quando la cassiera ha finito di scansionare i prodotti e dice il totale, guardi attorno per capire dove stanno le telecamere. 60 euro per due cavolate nel carrello? siamo su scherzi a parte, dai.
C’è pure la crisi del lavoro, il mancato rinnovo dei contratti sugli stipendi, un mondo che va veloce e lascia indietro chi non ce la fa.
E su sto scatafascio Dio che fa?
Ci manda gli incendi e la siccità, e le malattie ai bambini, e la fame nel mondo, e le guerre.
Se ne frega dei nostri problemi.
E a noi giustamente, che ci sentiamo sempre più poveri e fregati e frustrati da quello che gli altri hanno fanno possono e noi no, cresce la rabbia.
Rabbia everywhere.
E capisco chi la pensa così, chi si considera abbandonato, chi guarda al cielo con rancore.
Poi però, forse c’è un’altra considerazione possibile.
È vero. La vita sta tornando difficile. Fatta di rinunce serie, spiazzanti, dolorose.
È vero, c’è la fame e gli incendi e le malattie e i bambini che soffrono.
Ma c’è anche un sole che continua a sorgere tutti i giorni.
Continuano a nascere bambini dall’intelletto geniale, ricevuto aggratis di natura, e se vorranno da grandi potranno metterlo a servizio della salvezza di tanti.
Ci sono medici che curano con abnegazione vera nei reparti pediatrici, sotto le b0mbe, dove c’è la fame.
C’è il suono del fiume del mare del vento tra gli alberi, il profumo del campo di camomilla, il canto degli uccelli, un bambino che nasce: è tutto gratis, tutto per noi.
E poi.
Ci sono uomini che hanno tutte le potenzialità per fare il bene, ma scelgono di fare il male: armandosi, sversando rifiuti nella terra che darà da mangiare ai figli degli altri, incendiando le foreste che hanno ricoperto la terra nei secoli spontaneamente.
Siamo arrabbiati delusi stanchi.
Coi clacson e i jingle dell’ikea e la musica commerciale nelle orecchie.
Ma restiamo figli amati.
Possiamo mettere sound off il caos del mondo, e far respirare l’anima.

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