Il prete che andò controcorrente
Padre Brian è un sacerdote francescano quarantenne, sta svolgendo tranquillo il suo servizio in ospedale, quando gli dicono dell’attacco alle torri.
Non ci pensa due secondi e va.
Usa il taxi fin dove può, poi prosegue a piedi controcorrente tra la gente che scappa.
Mette la chiesa di San Francesco d’Assisi, dove è parroco, a disposizione di chiunque fugga o sia nel panico o stia cercando i propri familiari in quel caos.
Lui però va oltre, con l’aspersorio in mano prosegue verso il fumo. Lungo il tragitto lo informano che il cappellano dei vigili del fuoco, suo confratello, è deceduto al World Trade nelle operazioni di soccorso.
Che fa nel dolore e nella paura? Piange, va avanti, torna indietro, non lo sa nemmeno lui.
Poi decide che deve arrivare lì.
E così fa: soccorre, benedice corpi o ciò che resta tra le macerie, per ore.
Per giorni.
Il 16 settembre celebra la prima messa a Ground Zero a cui partecipano i soccorritori, gli operai, chi ha bisogno di una speranza dove non c’è senso.
Il 23 settembre un omone barbuto tutto sporco di polvere, Frank Silecchia, lo chiama.
Gli chiede “Hey Padre, vuoi vedere la casa di Dio?”.
Beh, padre Brian gli risponde indicandogli una chiesa proprio lì vicino.
No no, la vera casa, dice l’altro.
Lo porta al centro delle macerie, gli dice di guardare giù.
“Cosa vede lì, padre?”
Padre Brian vede due travi di ferro incrociate, saldate, spezzate alle estremità.
Una croce perfetta svetta in mezzo a un putiferio di devastazione.
Non importa chi sei cosa come.
Una croce prima o poi la trovi.
Puoi rifiutarla, spostarla, cancellarla.
Ma quando tutto crolla, lei resta.
Con un Dio sopra.
Prendere o lasciare, nessun obbligo.
Solo un’offerta di salvezza dal vuoto di senso che resta, quando ci scopriamo meno padreterni, e più figli.


