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L’Alba, ogni mattina

Guardare il giorno che nasce è davvero un esercizio di gratitudine, un rituale che rimette in ordine la prospettiva sul mondo e sulle cose.

In questi giorni di fine vacanza a Villarosa di Martinsicuro, la mia sveglia è stata l’alba. Dalla spiaggia del Posto 9 ho imparato ad attendere la luce: un appuntamento fisso, ogni volta nuovo. Ho visto il sole staccare lentamente le labbra dalla linea dell’Adriatico per iniziare il suo lungo viaggio quotidiano. Un viaggio che agli occhi di noi umani – ostinati a sentirci fermi al centro di tutto – sembra una carezza infinita che parte dal mare al mattino e si chiude la sera, quando quel medesimo sole va a ribaciare la terraferma.

Ci sono state mattine limpide e mattine come questa, spesse di nuvole grevi. Un’alba pigra, in cui il sole ha faticato a farsi spazio, esattamente come capita a noi nelle giornate in cui riemergere dal sonno costa un po’ più di fatica. Ma ero lì lo stesso. Perché anche nella penombra c’è una fedeltà che merita riscontro.

A volte ero solo con la risacca; altre volte condividevo quel confine di sabbia con chi la notte l’aveva appena finita, con i runner dall’andatura ritmica, con i pescatori immobili o con gli anziani che cercano salute camminando nell’acqua bassa. Un’umanità silenziosa, custode dello stesso segreto.

Ora è tempo di fare le valigie. L’ultimo giorno di ferie porta sempre con sé quella sottile nostalgia del ritorno, ma anche una promessa. Parto per riattraversare l’Italia, per tornare a casa. Questa sera, quando sarò di nuovo a Roma, mi affaccerò verso il Tirreno: ritroverò quello stesso sole nell’atto di rituffarsi in acqua, chiudendo il cerchio di una giornata che mi ha visto attraversare la terra tra due mari.

È questo il regalo più grande che mi porto via: sapere che la bellezza non si ferma, cambia solo mare.

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