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Il Presepe è per tutti… o quasi

C’è una certezza che ogni anno, con il solenne arrivo del primo dicembre, si stampa nella mente degli italiani: il presepe è uno spettacolo di pace. Pastori immobili, pecorelle silenziose, un’atmosfera di eterna e tranquilla attesa. A Galatone, in provincia di Lecce, qualcuno ha preso questa verità un po’ troppo alla lettera, decidendo di non limitarsi a contemplare la scena, ma di fondercisi dentro.

La storia è curiosa e ha dell’incredibile: un cittadino del Ghana, ricercato dalle forze dell’ordine, ha scelto come nascondiglio la grotta della Natività in piazza. Lì, tra statue di terracotta, ha assunto la posa del pastore più devoto, sperando di passare inosservato. Ma il sindaco, occhio vigile da primo cittadino, ha notato un dettaglio fuori posto: una delle statue respirava. O forse tremava di freddo. Fatto sta che, in un attimo, il presepe è passato dalla rappresentazione sacra a un set di Mission: Impossible.

E qui viene il bello. L’uomo, scoperto, ha opposto una resistenza degna di miglior causa, tanto da dover essere condotto in chiesa – dove ha tentato di spogliarsi, aggiungendo un tocco di dramma teatrale a una scena già grottesca. Alla fine, le forze dell’ordine hanno riportato l’ordine, sia nel presepe che nella giustizia, accompagnando il “pastore involontario” in carcere a scontare la sua pena.

Morale della favola? Che il presepe, si sa, è un’opera inclusiva: accoglie Re Magi da oriente, pastori dai campi, e persino un asino e un bue. A Galatone, per qualche ora, ha ospitato anche un latitante in cerca di asilo. Peccato che, tra le statuine, mancasse quella del carabiniere: forse, in futuro, qualche artigiano del settore potrebbe pensarci.

Ma al di là della battuta, l’episodio ci ricorda che la realtà supera spesso la fantasia, e che anche nei momenti di tradizione più sentita può insinuarsi la cronaca, a volte tragicomica. E allora, mentre aggiustiamo la stellina cometa o spolveriamo il muschio, sorridiamo di questa strampalata vicenda. Perché se il presepe ci insegna qualcosa, è che la vita è fatta di incontri inaspettati. Anche quando si nascondono tra la paglia.

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