La bellezza della solidarietà
Lo scorso 11 febbraio è stata celebrata la Giornata Mondiale del Malato, istituita da San Giovanni Paolo II nel 1992. Quest’anno ha avuto come tema: «La compassione del Samaritano: amare portando il dolore dell’altro». La compassione, da emozione, diventa motore che spinge verso l’altro.
Pensiamo all’universo del mondo sanitario: ospedali, cliniche, ambulatori, il personale medico, paramedico e infermieristico, spinti dall’amore verso l’altro.
Eppure il cuore di alcune persone va ancora oltre, operando senza interesse personale né ricompensa. In modo particolare mi riferisco alle case che accolgono le famiglie di pazienti costretti a curarsi lontano da casa, in altre città, regioni o addirittura in Paesi stranieri. Di solito sono costretti a lunghe permanenze, privati della possibilità di lavorare per accudire i propri cari; ne consegue l’esaurimento delle risorse economiche.
In queste case sono accolti gratuitamente, grazie alla solidarietà e alla disponibilità di chi non si volta dall’altra parte ma prova “compassione” per l’altro. Ci sono diverse di queste belle realtà; in questo articolo mi riferisco a “Il Gelsomino”, una casa per l’accoglienza di pazienti e famiglie dell’Ospedale Pediatrico Bambino Gesù di Roma, fondata nel 2017 nei locali di una parrocchia nelle vicinanze dell’ospedale, al Gianicolo: la San Gregorio VII, guidata dai frati francescani.
È un appartamento che si trova al primo piano della parrocchia, strutturato in quattro stanze con bagno privato, un’ampia cucina-soggiorno e un terrazzo in comune. L’iniziativa è condotta esclusivamente da volontari, che sostengono le famiglie in questo percorso delicato e fragile. Si adoperano per tutto ciò che le esigenze richiedono, ma soprattutto donano la loro presenza, cercando di facilitare l’integrazione dell’intera famiglia e aiutandola a superare il disorientamento iniziale di una nuova città e le altre necessità.
Questa casa è un esempio concreto della bellezza sociale della carità e di come il malato sia considerato il prossimo da amare, e non uno scarto da emarginare oppure da eliminare con leggi eutanasiche rivendicate addirittura come diritto a morire.
L’amore cura.


