La Chiesa che non t’aspetti: il coraggio (e lo studio) di Lisa Zuccarini
C’è una strana malattia che ogni tanto colpisce certi ambienti ecclesiali ed editoriali: il clericalismo del “chi ti credi di essere?”. Quello per cui se una donna, laica, che mastica la comunicazione moderna e non si nasconde dietro titoli accademici, decide di spiegare la fede in modo semplice, scatta subito l’allarme “anatema”.
Eppure, leggendo “La Chiesa che non t’aspetti. Risposte semplici a domande scomode su Chiesa e dintorni” (Cantagalli, per la collana Dimmi perché), l’ultima fatica editoriale di Lisa Zuccarini, la prima cosa che salta all’occhio è esattamente il contrario del pressapochismo. Dietro ogni pagina si avverte un lavoro enorme: mesi di studio matto e disperatissimo, confronti serrati con sacerdoti e teologi, e la fatica immensa di chi vuole tradurre concetti millenari senza svenderli o raccontare sciocchezze.
Ed è proprio per la grande stima e l’amicizia che mi lega a Lisa (tra l’altro spesso potete leggere i suoi scritti anche qui su ilcentuplo) che mi permetto di fare una recensione “senza sconti”, come piace a lei e come si fa tra persone vere. Perché questo libro è prezioso, ma ci mette davanti a due grandi sfide della comunicazione di oggi.
Il paradosso del “flash”
Il libro si presenta con l’ambizioso obiettivo di dare risposte rapide, “flash”, a dubbi enormi. Ma qui sta il punto: quando ti trovi ad affrontare il mistero del dolore, la morale o i dogmi della Chiesa, la sintesi estrema rischia di diventare un’arma a doppio taglio. Lisa ci prova con coraggio, ma inevitabilmente le risposte si allungano. E, lasciatemelo dire, meno male! Perché la complessità non si risolve con uno slogan e certe risposte hanno bisogno di respiro. Questo, però, rende il libro un po’ meno “snack” di quanto promesso, trasformandolo in un saggio a tutti gli effetti.
A chi parla questo libro?
La seconda riflessione riguarda i destinatari. Sulla carta, il volume si rivolge ai giovani. Ma guardiamoci in faccia: quanti ragazzi oggi acquistano e sfogliano un libro di carta per trovare risposte sulla Chiesa? Pochissimi, purtroppo.
Ma allora questo lavoro è sprecato? Tutt’altro. Questo libro è un regalo straordinario per noi “vecchi del mestiere” (giornalisti, blogger, educatori, catechisti, genitori). Per noi è una miniera d’oro inesauribile di spunti, metafore e argomenti per i nostri articoli e per i nostri dialoghi quotidiani con i ragazzi. Lisa ha fatto il lavoro pesante per tutti noi, offrendoci su un piatto d’argento un dizionario di apologetica moderna e accessibile.
Un appello (affettuoso) all’autrice
E a Lisa, che sappiamo detestare il termine “influencer” quasi quanto lo detesto io e che conosciamo come vera e sincera “testimone”, voglio fare un augurio e un appello fraterno.
Lisa, non fermarti alla carta. Non lasciare che questo immenso lavoro di studio rimanga chiuso tra le pagine di un libro, pur bellissimo. Tu hai il dono della comunicazione diretta, sei una testimone credibile e fresca sui social. Continua a presidiare quel campo. Prendi i capitoli di questo libro e spezzettali in video, storie, pillole digitali. Lì ci sono i giovani che ti ascoltano e che hanno bisogno del tuo linguaggio.
A noi “vecchi”, intanto, lascia pure la gioia di goderci questo bel libro di carta, ringraziandoti per aver ricaricato le nostre penne con così tanti ottimi spunti.


