Da “Ricordati di fare la pipì” a “Dimmi perchè”
“Ricordati di fare pipì” è la storia di una maestra di scuola elementare che si trova con suo marito nell’ambulatorio dell’oncologo in attesa del responso sulla sua malattia. Ha un tumore al seno, due bimbe, l’ossessione di ordinare le camicie in ordine cromatico per esorcizzare l’ansia. Ci racconta i suoi pensieri, agitati perché prima di uscire di casa ha pensato a tutto ma non a fare la pipì. Perciò le scappa da morire.
Era il 2018, “Ricordati di fare pipì” è stata la prima storia che ho scritto consapevole che altri l’avrebbero letta. L’ho scritta facile attingendo dagli anni di studi e tirocini in medicina.
Così ho vinto un concorso letterario e una pubblicazione.
Come m’è venuto in mente di partecipare a un concorso letterario? Mah, chi se lo ricorda.
Come ho iniziato a scrivere invece sì, lo ricordo. Eccome.
Settembre 2017, mio marito e io uscivamo da mesi duri, quelli della crisi che capita a una coppia desiderosa di un figlio che non arriva, e che poi quando finalmente arriva sale direttamente dalla pancia al cielo. Non stavamo bene, lui con l’attitudine maschile a farsi i cavoli suoi, io con un più pratico umore francamente depresso.
È stato lui a girarmi il link per un corso di scrittura.
A me che manco la lista della spesa scrivevo.
Ho detto ok al corso perché tanto quello che avevo da perdere l’avevo già perso.
È stata illuminazione divina, disperazione, o il fatto che scrivere è generare storie, vite, e io invece non riuscivo a generare vita dentro di me? Boh, non saprei.
Comunque da allora ho cominciato a scrivere.
Quattro anni fa è uscito il mio primo libro, Doc a chi?!, perché intanto la maternità è arrivata, al posto del camice da medico, scombinandomi la messa in piega e le certezze su dove sia il cassetto delle mutande.
Due anni fa ho scritto Almeno credo, perché credo nelle storie che fanno sperare bene più che male.
Poi è arrivato Benedetti ragazzi.
E ora?
Ora, eh.
Un altro libro.
Dove rispondo a domande toste. Fatte dai giovani, che non s’accontentano mica delle solite sciapate.
Vabbè vincere facile non è roba mia. Amen.
Tra poche settimane: “Dimmi perché.”
In foto, io che scrivo appena ho cinque minuti.


