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“Non serve essere Alex Zanardi per avere una vita meravigliosa. Chiunque può averla.”

C’è un filo sottile, ma d’acciaio, che lega tutta la vita di Alex Zanardi. Nasce in quel letto d’ospedale dove disse che quando si risvegliò guardò la parte che era rimasta, non quella che era andata persa. L’altro giorno, durante il funerale nella Basilica di Santa Giustina a Padova, quel filo è passato nelle mani di suo figlio Niccolò. E il messaggio si è chiuso in un cerchio perfetto.

Avrebbe potuto celebrare il padre nella dimensione dei traguardi impossibili. Ci saremmo aspettati un discorso sulle grandi imprese, sull’uomo che ha sfidato la sorte e il dolore trasformando la disabilità in un’opportunità. Invece Niccolò ha fatto qualcosa di immensamente più coraggioso, ha parlato a tutti noi, ricordando che dietro il campione c’era qualcosa di ancora più eroico: il sorriso nella normalità. Con una compostezza che ha lasciato il segno, ha scelto di raccontarci l’Alex “di tutti i giorni”, dando uno schiaffo gentile all’ossessione per l’eccezionalità.

“Vi racconto l’Alex che si fa il caffè”, ha detto Niccolò davanti a una folla commossa di 2000 persone. Ci ha parlato dell’uomo che il sabato sera si metteva lì con calma a impastare la pizza. Ci ha raccontato di un papà che, nonostante le sfide inimmaginabili, cercava aiuto per le piccole noie tecnologiche, e lo faceva sempre con il sorriso e con l’immensa gratitudine di chi non si sente mai arrivato. È un’immagine che spiazza e che trasforma un momento di lutto profondo in un grande abbraccio collettivo.

L’invito semplice e potente di Niccolò, rivolto a tutti e anche a se stesso, è stato quello di trovare il sorriso nelle piccole cose. Perché è proprio lì, tra un caffè e un sabato sera in famiglia, che si costruiscono le fondamenta per avere una vita autentica.

La sua conclusione è il dono più bello che potesse farci: “Non serve essere Alex Zanardi per avere una vita meravigliosa. Chiunque può averla.”

In quel momento, ha trasformato la cerimonia in un atto di pura ispirazione. Ha tolto al padre il mantello del supereroe per darlo a ognuno di noi.

Ci ha detto che la vita meravigliosa non è quella dei record o delle medaglie, ma quella che si costruisce tra le mura di casa e nella cura dei piccoli gesti. Ci ha tolto l’alibi del “lui era un fenomeno” per dirci che la felicità è un diritto, e un dovere, di ognuno di noi, partendo proprio da ciò che abbiamo già tra le mani.

Non serve un podio per essere straordinari. Le grandi cose sono solo piccoli gesti ripetuti con amore.

Grazie Niccolò per averci mostrato l’uomo e il papà che è stato. E grazie ancora Alex, continueremo a cercare la nostra “vita meravigliosa” nelle piccole cose, proprio come facevi tu il sabato sera.

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