Il canestro invisibile e la lezione di don Bosco
A Marano di Napoli un uomo osserva dalla sua finestra i ragazzi che giocano nel campetto di fronte.
Li riprende col cellulare perché quei bambini, dodicenni o là attorno, stanno facendo qualcosa di potente:
giocano a basket senza canestro.
Se lo fanno bastare, di tirare a canestro per finta, in un campetto da basket per finta col pavimento crepato e l’erba alta e la spazzatura attorno.
Oltre alla grandiosità dei ragazzi che s’arrangiano a fare il bene dove noi adulti protesteremmo indignati braccia conserte e basta, m’è venuto da pensare al don Bosco.
Che nonostante fosse uno dell’ottocento, aveva capito tutto meglio e prima.
Aveva capito che i bimbi della Torino operaia crescevano in strada sfruttati in qualche lavoro malpagato, coinvolti in brutti giri. La galera apriva le porte in un amen a centinaia di ragazzini che usciti di lì tornavano a fare quello che sapevano fare.
Perciò il don aveva capito che bisognava toglierli dalla strada prima che finissero male.
Ma come.
Come aiutare tutti i ragazzi, chiunque avesse bisogno?
Come convincerli a fare qualcosa di buono iniziando dal semplice, da ciò che loro capiscono e magari gli piace pure?
Ma col gioco no?, con lo sport!
Per questo il don saltava tirava correva dietro al pallone con la tonaca.
Per l’urgenza di avviare un dialogo che dal gioco passasse alle cose serie.
Perché giocando giocando, il ragazzo imparava la regola, era spinto a ragionare, a trovare una motivazione a far bene.
E poi.
Da lì cominciava la logica della fede.
Il don era lo specchio del Padre nei cieli che ci fa tutti fratelli.
Ecco come i ragazzi imparavano ad amarsi e amare il prossimo.
Perché se l’amore non lo sperimenti non lo conosci, e allora non puoi amare niente.
Sarebbe come chiedere a una rapa di tirar fuori il vino.
Ecco perché l’insegnamento del don Bosco era attenzione al vero bene dei ragazzi.
E lo è ancora negli oratori salesiani.
Per educare i nostri figli al bene bisogna amare sul serio ciò che loro amano.
E il pallone non basta comprarglielo.
Bisogna cominciare a usarlo con loro, noi per primi.


