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San Pietro e San Paolo: due peccatori, un colpo di fortuna

Pietro e Paolo tra tutti i santi sono veramente due soggetti anomali.

Pigliamo Pietro.

Bello lui, uomo dal bicipite possente a furia di tirar su reti piene di pesci.

Incrocia Gesù un giorno per sbaglio e questo gli cambia nome, “Da oggi ti chiamerai Cefa”. Che vuol dire roccia. A quel tempo nessuno si chiamava Roccia, non era proprio nome da dare a una persona.

Allora Pietro intuisce, per lui si prospettano progetti grandi, responsabilità. Un po’ se la tira, sta sempre lì a dare idee e suggerimenti, gli apostoli deve tenerlo a bada.

Povero Pietro che si crede arrivato, uno pronto a tutto per il Signore.

E poi bum, il grande botto.

Davanti all’arresto del suo Maestro, lo rinnega.

Mica Pietro era un ipocrita, eh, era convinto di essere strapieno di fede.

Invece scopre di essere strapieno sì, ma di sé, come una damigiana.

Come noi quando ci pensiamo precisi, santi subito perché andiamo a messa tutte le domeniche, quando in realtà teniamo solo bisogno di sentirci con la patente del buon cristiano in regola.

E poi, Paolo.

Altro bel fusto.

I cristiani li odiava, mica a chiacchiere.

Li andava catturando casa per casa tanta era la convinzione di essere il giustiziere quello che raddrizza i torti crepando gli altri.

Senza mettersi in discussione.

Finché andando verso Damasco a braccare altri poveretti fuggiti dalle sue grinfie, Qualcuno lo fa cadere da cavallo.

Che non vuol dire solo prendere una botta a terra, ma proprio cadere dall’alto della propria superbia, delle proprie convinzioni preconfezionate e indiscutibili.

In pratica a Dio la gente che non si mette in discussione fa un po’ pena.

Perciò ci pensa Lui a sgonfiare l’ego ipertrofico, per permetterci un bene più grande, una conversione vera.

Il bello è che questi due uomini, due peccatori pieni di inceppamenti mentali, svoltano dopo aver fatto lo schioppo.

Quando si vedono miserabili, quando le loro meschinità diventano chiare anche ai loro occhi, capiscono di avere bisogno di Dio più dell’io.

Ecco perché mi piacciono.

Perché mi ricordano che gli schioppi a terra di muso possono essere una grande occasione per scoprirsi amati sul serio, da un amore che perdona chiunque chieda salvezza.

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