Scuotere le mani: il manifesto d’estate per rimanere liberi
Ci sono mattine d’estate in cui la vacanza non è solo riposo per il corpo, ma un insolito appuntamento con il silenzio. In questi giorni nella mia “residenza estiva”, mi capita di alzarmi presto, lanciare il primo sguardo al mare e andare a Messa. È qui che, insieme alle mie suorine allegrine, recito anche le Lodi.
C’è una bellezza antica in quel sussurrare preghiere mentre fuori il mondo ancora si deve svegliare del tutto.
Ma ieri mattina la quiete è stata squarciata da un Cantico del profeta Isaia ($Is 33, 13-16$) che mi ha letteralmente buttato giù dalla sedia. Un testo di una potenza devastante, che a un certo punto descrive l’identità di chi può davvero abitare vicino a Dio, cioè vicino alla Verità, al “fuoco divorante”.
Tra le varie caratteristiche della persona giusta, ce n’è una che mi ha folgorato:
«…scuote le mani per non accettare regali»
Non dice semplicemente “rifiuta i favori”, “evita la corruzione” o “dice di no ai compromessi”. No. Usa un’immagine fisica, immediata, quasi violenta nella sua istintività: scuotere le mani.
È il gesto di chi si scrolla di dosso la polvere, il fango, l’appiccicaticcio. Come quando ti cade qualcosa di sporco sulle dita e d’istinto fai quello scatto secco per liberartene subito, prima che macchi, prima che penetri nella pelle.
Il peso dei “regali”
Nel mondo di oggi siamo sommersi da piccoli e grandi “regali”. E non parliamo necessariamente di tangenti o di grandi scandali da prima pagina. Parliamo di quella sottile cultura del favore, del “ti faccio questo regalo così poi ti ricordi di me”, del “ti facilito la strada così mi devi un favore”.
È la logica del cappio invisibile. Perché ogni regalo non gratuito, ogni favore accettato per pigrizia o convenienza, è un piccolo pezzo di libertà che consegniamo nelle mani di qualcun altro. Per chi scrive, per chi fa informazione, per chi educa, ma in fondo per ogni uomo e donna che vuole camminare a testa alta, accettare quei “regali” significa accettare un guinzaglio.
Chi non scuote le mani finisce, prima o poi, per avere le mani legate.
La promessa della roccia
Isaia, però, non ci lascia con il moralismo del dovere. Ci mostra la conseguenza di quel gesto di rottura. Chi scuote le mani per rimanere libero:
«…abiterà in alto, fortezze sulle rocce saranno il suo rifugio, gli sarà dato il pane, avrà l’acqua assicurata».
La libertà ha un costo, è vero. A volte richiede di rinunciare a scorciatoie comode. Ma il premio è una vita “rocciosa”, stabile, che non teme i colpi di vento delle convenienze umane. Chi è libero ha l’essenziale assicurato: il pane, l’acqua e la dignità di poter guardare chiunque negli occhi.
In questa calda mattina di luglio, tra il canto delle Lodi e il profumo del caffè che mi aspetta fuori, mi porto a casa questa lezione. E l’augurio che faccio a me stesso, e a ciascuno di voi, è di conservare sempre la forza e la prontezza di quel gesto: scuotere le mani. Per continuare a scrivere, a vivere e ad amare da persone libere.


