Da figlio non desiderato a icona globale: il viaggio di Steve Jobs
Quando senti parlare del grande genio dell’informatica, Steve Jobs, è impossibile non pensare all’iPhone. Lui è stato il co-fondatore di Apple e ha rivoluzionato la tecnologia con prodotti come il Macintosh, l’iPod, l’iPhone, l’iPad e Pixar.
Certo, non è stato lui a inventarli, ma ha contribuito a una trasformazione epocale della tecnologia digitale. È senza dubbio tra i più grandi visionari del nostro tempo.
Eppure, questo grande genio, scomparso precocemente all’età di 55 anni, poteva non essere mai nato.
Steven Paul Jobs nacque a San Francisco, in California, il 24 febbraio 1955, in quella che oggi chiamiamo Silicon Valley. Suo padre biologico era Abdulfattah Jandali, un giovane professore dell’Università di Madison, nello stato del Wisconsin. Musulmano, immigrato dalla Siria e considerato un enfant prodige, aveva ottenuto il suo dottorato molto presto. Sua madre biologica era Joanne Schieble, una giovane studentessa del Wisconsin di origini tedesche.
Dopo qualche mese di frequentazione, Joanne rimase incinta, ma il padre di lei impedì ai due di sposarsi. Così, per permettere al bambino di nascere e non essere abortito, scappò in segreto a San Francisco per tenere la gravidanza nascosta a tutti.
Alla nascita, il bambino fu dato in adozione a Paul e Clara Jobs, dai quali fu accolto e cresciuto con grande amore.
Steve Jobs non ha mai voluto conoscere i suoi genitori biologici. Però, in diverse occasioni, ha ringraziato la sua mamma biologica per non averlo abortito, permettendogli così di vivere e realizzare tutto ciò che ha fatto.
Anche noi dovremmo ringraziare la mamma di Steve Jobs, che ha dato la possibilità di nascere a chi ha letteralmente rivoluzionato le nostre vite digitali.
Viva la vita, sempre!


