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50 anni di Onde Libere: quando la Voce si fece prossimità

Ieri, 4 febbraio, ricorreva un traguardo che ha cambiato per sempre il volto dell’Italia. Se oggi ci sembra scontato poter scegliere cosa ascoltare, dobbiamo tornare a quel 1976, l’anno in cui la Corte Costituzionale con la sentenza n. 202 fece crollare il muro del monopolio RAI. Prima di allora, l’etere era un recinto chiuso e la libertà di espressione era un concetto teorico, limitato da un unico grande editore di Stato.

Spiegare questo ai giovani di oggi — abituati ad avere un intero network multimediale nel palmo di una mano grazie allo smartphone — è una sfida. Immaginate un mondo dove non esistevano i “like”, i commenti in diretta o la possibilità di trasmettere un pensiero senza un’autorizzazione ministeriale.

Quella sentenza non fu solo un atto giuridico, ma un’esplosione di democrazia: riconobbe che la pluralità delle voci era un valore inestimabile per la società. Fu il passaggio dal “sentire una sola campana” al concerto di migliaia di voci diverse.

Il mio viaggio nel giornalismo e nella comunicazione è iniziato proprio respirando quest’aria di libertà.

Nel 1990, poco più che maggiorenne, muovevo i primi passi a Radio Città Bollate, una storica realtà cattolica, collaborando parallelamente con il settimanale Rho Settegiorni.

In quegli anni ho capito che le radio di ispirazione cristiana avevano una marcia in più: non cercavano solo il “pubblico”, ma la prossimità. Erano il ponte tra la parrocchia e la piazza, tra il volontariato e il cittadino. Grazie anche a quella liberalizzazione, la Chiesa è uscita dalle mura degli edifici per entrare nelle case, nelle auto e nei luoghi di lavoro, portando un messaggio di speranza quotidiana.

Oggi, quella missione continua. Nonostante internet abbia reso tutto più facile, la radio resta uno strumento intramontabile perché si basa sulla voce, l’elemento più umano che esista. Ancora oggi, su Radio Mater, porto avanti questo testimone con il mio doppio appuntamento mensile intitolato, guarda caso, “Solocosebelle” (qui tutte le mie trasmissioni).

È uno spazio dove applichiamo lo “stile Centuplo”: una visione del mondo positiva, autentica e generosa. Raccontiamo una realtà che non è fatta solo di cronaca nera, ma di quel “di più” di bellezza che troppo spesso resta nell’ombra.

Cinquant’anni fa si usavano i residuati bellici per costruire trasmettitori di pace; oggi usiamo il digitale per diffondere il bene con estrema facilità. La tecnologia cambia, ma la nostra voglia di dire che “ci sono più cose belle che brutte” resta la frequenza più importante su cui sintonizzarsi.

Questo è il nostro modo di onorare quella libertà conquistata cinquant’anni fa: usandola per moltiplicare il bene, proprio come insegna la splendida realtà de il Centuplo.

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