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Il bar è sempre aperto: la Storia di Gianluca Firetti

Gianluca è un diciottenne come tanti. Bello, occhi blu, sportivo.

Studia senza sfasciarsi sui libri, frequenta l’oratorio senza ambizioni di santità, sta coi suoi amici e di gusto.

Uno che ci puoi contare, responsabile, generoso di cuore, con quella punta di ironia che fa stare bene.

Corre dietro al pallone, la sua passione, e proprio dal pallone inizia la partita più importante della sua vita.

Settembre 2014, da pochi giorni maggiorenne, mentre gioca a calcio sente un dolore al ginocchio.

Il dolore nei giorni appresso non passa anzi peggiora. Le terapie quelle blande non fanno effetto, si passa agli esami importanti.

È dicembre quando il medico gli parla inequivocabilmente: non si scherza più, è osteosarcoma.

La diagnosi fa tremare tutta la famiglia, nel viaggio di ritorno a casa Gian si sfoga, ha paura, è umano.

Dopo Natale inizia la chemio, quindi arriva l’operazione.

E così quello che era un ragazzo diventa un uomo.

Gian ha ancora tanto piacere a stare con gli amici, perciò anche se sta male li accoglie sempre volentieri a casa sua: lui sta così, senza capelli, senza filtri. Dal divano dice a chi arriva: “Avanti, il bar è sempre aperto!”.

Solo che la sua presenza adesso racconta una storia nuova.

Quella di un ragazzo che dallo sperare di guarire comincia ad affidarsi. E basta.

Ma la malattia fa male, perciò nel dialogo a tu per tu col Padre Eterno Gian lo chiede apertamente: “se puoi smezzami la croce. Spaccala a metà, perché per me è troppo pesante”.

Nonostante questo non molla, non s’arrabbia.

Anzi, chiede alla sua amica Valentina di presentargli quel sacerdote professore del liceo che lei conosce bene.

Don Marco si presenta così a casa del ragazzo e si trova spiazzato: là c’è uno che ha domande da fare, grosse.

“Don, sto morendo. Che cosa mi attende? Quale sarà la mia ricompensa? Gesù mi sta aspettando?”.

Roba grossa pure per un prete. E questo è il bello.

Con la sua semplicità, con gli occhi blu che ti guardano dentro, Gian converte al dono della vita, grandi e piccoli.

Ai suoi amici con le ultime parole dal letto dell’hospice dice “mi raccomando”.

La vita è fatta per un bene grande.

E Gian dal cielo lo sa.

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