La luce discreta della bontà: Giovanni Curci, il custode silenzioso dei 200 angeli di Campobasso
Secondo la scienza, l’individuo umano si forma dal concepimento. A sostenerlo è la professoressa di Bioetica Giorgia Brambilla, che lo spiega in modo chiaro in un post pubblicato dall’associazione Pro Vita & Famiglia: «L’unità e l’identità di un organismo biologico possono essere definite nei termini del suo ciclo vitale. E questo, indipendentemente dalla durata e dal completamento di uno o di tutti i processi che fanno parte del ciclo stesso. L’inizio della vita umana, di un organismo, coincide con l’inizio del suo ciclo vitale. I dati forniti dalle scienze sperimentali mostrano che dalla fusione dei gameti ha inizio un nuovo, reale individuo umano. Discostarsi dall’evento della fecondazione per individuare l’inizio della vita è, sulla base dei dati scientifici, veramente arbitrario. L’embrione non è un ammasso di cellule, ma un reale individuo umano, che traduce autonomamente, momento per momento, il suo proprio spazio genetico nel suo proprio spazio organismico. L’essere umano è un organismo a riproduzione sessuata, che deriva dalla fusione dei gameti di origine materna e paterna. Da questo evento della fecondazione inizia un processo che ha tre caratteristiche fondamentali: è continuo, è graduale, è coordinato. La continuità è una proprietà che mostra che il ciclo vitale prevede salti qualitativi ontologici. La gradualità è invece la legge epigenetica intrinseca che proprio ci fa vedere come l’embrione conserva la sua unicità, individualità e unità lungo tutto il processo del suo sviluppo, pur passando attraverso stadi di complessità via superiore. Infine, la coordinazione è una proprietà che richiede una rigorosa unità dell’essere in sviluppo. E più la ricerca progredisce, più abbiamo conferma che questa proprietà è garantita dal genoma, dove un gran numero di geni assicura il tempo esatto, il posto preciso e la specificità degli eventi morfogenetici.”
Questa precisazione per parlare di bambini nati prematuri e deceduti poco dopo la nascita, oppure morti a causa di aborti spontanei (non procurati), sepolti in un cimitero di Campobasso che da 26 anni vengono custoditi con amore e dedizione da Giovanni Curci, un nonno di 90 anni che prima se ne occupava come dipendente comunale e poi come volontario.
Ogni giorno dedica parte del suo tempo alla cura delle tombe di circa 200 bambini, svolgendo questo servizio con discrezione e generosità. Per questo motivo, il Comune di Campobasso lo ha ritenuto meritevole di un riconoscimento, conferendogli una questa targa commemorativa:
“L’Amministrazione comunale esprime profonda gratitudine a Giovanni “Giannino” Curci per la sua straordinaria umanità, per la dedizione silenziosa e costante con cui, da anni, custodisce il luogo della memoria e dona dignità alle tombe più fragili, quelle dei bambini mai nati. Nel suo gesto quotidiano, semplice e immenso, Giannino ha saputo trasformare il dolore in cura, la solitudine in presenza, il ricordo in amore. Il suo impegno volontario, che non conosce stagioni né festività, illumina il cimitero di Campobasso con la luce discreta della bontà autentica. L’albero di Natale che ogni anno dedica ai piccoli è diventato simbolo di tenerezza, rispetto e speranza. Per tutto questo, la Città gli è riconoscente e lo onora come esempio di valore umano, di servizio e di generosità senza misura”.
Durante la cerimonia, la sindaca Marialuisa Forte ha ringraziato il consigliere Gianluca Maroncelli, che per primo aveva proposto l’iniziativa.
L’esempio di Giovanni Curci rappresenta una testimonianza di servizio, altruismo e attenzione verso i più fragili. Un impegno che, meriterebbe di essere valorizzato anche a livello nazionale con un’onorificenza conferita dal presidente della Repubblica, Sergio Mattarella.


