La vita è una parentesi da vivere al massimo: un omaggio alle tante Laura Tangorra
Ci sono libri che non si limitano a essere letti: vengono vissuti. È quello che è successo con Solo una parentesi di Laura Tangorra, un testo che mi è stato suggerito da mia moglie e che, in un cerchio di solidarietà, lei stessa ha portato a Daniela, una nostra carissima amica e assidua lettrice de il Centuplo, che in questo momento sta affrontando una quotidiana e importante battaglia di rinascita nella sua vita. Forza Daniela!
Per chi non la conoscesse, Laura Tangorra è una donna dalla forza straordinaria. Nata a Milano nel 1963 e residente a Monza, dal 1999 convive con la SLA. Nonostante la malattia, ha trovato il modo di comunicarci il suo mondo, componendo i suoi libri attraverso il solo movimento degli occhi. La sua è una testimonianza che scuote e riscalda, ricordandoci una verità fondamentale: “Qualche volta la luce si spegne all’improvviso e ci si accorge che gli occhi vedono più di prima”.
Leggendo le sue pagine, mi sono sentito di dedicare questo pensiero alle tante Daniela, che ogni giorno, con tenacia immensa, stanno riprendendo in mano la propria vita. Vedere la dedizione degli amici che, come mia moglie, vanno a trovarla quasi ogni giorno, mi ha fatto ripensare a un passaggio del libro: “Così mi scoprivo a contemplare incantata le mani di chi mi sta vicino, ammirando quei meravigliosi strumenti”. Perché gli amici sono presenze costanti, anche quando la vita si fa difficile: “Gli amici sono come le stelle: non sempre riesci a vederle ma sai che esistono”.
L’autrice ci invita a un cambio di prospettiva radicale, una lezione preziosa per chiunque voglia vivere pienamente, nonostante gli ostacoli e l’ho trovata corrispondente e in perfetto stile ilcentuplo: “Fino a quel momento io avevo osservato il mondo attraverso una telecamera che inquadrava da un solo punto di vista, il mio. Poi qualcuno me l’ha presa di mano e girandomi intorno ha ripreso da un’altra prospettiva, così mi sono rivista proprio là, dentro quella realtà, che mi chiamava per essere vissuta, non solo guardata”.
Accettare la prova, come spiega Laura, non significa affatto arrendersi, anzi: “Mi resi conto che accettarla non significava arrendersi a lei. Era, semmai, l’unico modo per poterla combattere. Così le dichiarai guerra”.
E infine, una “chicca” che ci riporta dritti al nostro solocosebelle. Tra i passaggi più delicati del libro, Laura descrive le suore incontrate nel suo percorso: “Nell’atrio e salendo le scale incontravo le suore, sempre allegre e sorridenti, che mi contagiavano con quell’energia e con la loro serenità (ma come fanno a non avere sonno, svegliandosi alle 5.40)”. Queste righe mi hanno riportato al cuore il carisma delle nostre Suore Calasanziane, figure che su il Centuplo e su Radio Mater raccontiamo sempre con grande affetto.
Perché, in fondo, la lezione di Laura Tangorra è un inno alla speranza: qualsiasi parentesi ci venga data da vivere, viviamola al massimo!


