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In sosta all’Orto Dei Semplici

L’ingresso è rustico, con i montanti in ferro arrugginito che sorreggono una serra vissuta, un po’ vissuta come la vita stessa. Sopra, spicca un cartello di legno dipinto a mano in blu e giallo. Le parole “ORTO DEI SEMPLICI” sono scritte grandi, audaci. E sotto, con la discrezione di un pennarello nero, si legge la dedica: “Realizzato dal Gruppo Inclusione”. È qui che la vita ha deciso di parlarmi ieri, durante una visita all’IISS Sannino De Cillis.

Appena varcata la soglia, sono stato accolto dalla creatività della semplicità. Due grandi aiuole a forma di cuore, delineate con pazienza usando bottiglie di plastica riciclate, racchiudono il terreno fertile. È l’emblema del lavoro degli studenti disabili che, insieme ai loro docenti, trasformano lo scarto in bellezza.

In quel momento mi sono commosso. Non era una commozione di pena, ma di riconoscimento. Mi sono ritrovato a condividere con i professori mie guide una certezza che porto nel cuore da dieci anni, da quando il nostro quarto figlio è entrato nella nostra vita con il suo “ritardo cognitivo relazionale”: disabilità è sinonimo di semplicità.

Noi “normodotati” passiamo le giornate a stratificare problemi, a costruire infrastrutture mentali, a complicare l’ovvio. Noi complichiamo le cose semplici; loro, invece, rendono semplice la complessità. Come quei cuori fatti di bottiglie: un oggetto banale che diventa amore e cura.

Se l’Orto dei Semplici storicamente raccoglieva piante medicinali, i ragazzi che lo curano oggi offrono la medicina più potente per la nostra anima: l’essenzialità. È in questo ritorno al centro, in questo spogliarsi del superfluo, che fiorisce il Centuplo e continuiamo a germogliare giorno dopo giorno preparandoci a festeggiare il nostro Decennale.

È in quel “meno” che troviamo il “più” che cerchiamo altrove.

Grazie all’IISS Sannino De Cillis per questa sosta. Mi avete ricordato che per guardare lontano, a volte, basta guardare un cuore di plastica poggiato sulla terra.

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