cultura

Madre Terra – Costantino del Gaizo per il Decennale

Nelle profondità del tempo, prima che le religioni e le culture si cristallizzassero in dogmi, c’era un culto universale: quello di Madre Terra. La Grande Madre, Gaia per i Greci, Tellus per i Romani, Pachamama nelle Ande, la Madre Terra dei nativi americani, Terra Mater… il nome cambia, ma il concetto resta: la Terra è una madre che ci genera, ci nutre e ci accoglie.Nelle mitologie antiche, la Terra era spesso una dea-madre, origine di tutto. In Grecia, Gaia emerge dal Caos primordiale e genera il mondo. In Sudamerica, Pachamama è la terra che feconda e protegge. Persino nelle culture occidentali moderne, la Terra è “madre” nel linguaggio comune: madre natura non quella di Bonolis, madrepatria come quella dei politici….

Non è un caso. L’essere umano ha sempre sentito il legame viscerale con il suolo che lo sostiene, i cicli delle stagioni, il grembo fertile che dà vita.

La Terra ci nutre con i suoi frutti, ci disseta con le sue acque, ci avvolge con l’aria che respiriamo. Come un figlio nel grembo materno, siamo parte di lei. Eppure, oggi, questo legame sembra spezzato. Inquinamento, deforestazione, cambiamento climatico… sono ferite che infliggiamo al corpo di Madre Terra.

L’agricoltura può essere il modo in cui prendiamo cura del dono che la Terra ci fa. Ma solo se la trattiamo con rispetto.

– Coltivare la terra come si cura un figlio: tecniche come l’agroecologia, la permacultura e l’agricoltura biologica proteggono il suolo e la biodiversità

– Semi e biodiversità: il patrimonio di Madre Terra: le varietà locali sono parte dell’equilibrio naturale. Salvaguardare i semi autoctoni = salvaguardare il futuro

– Meno chimica, più natura: l’agricoltura rigenerativa imita i processi naturali e combatte il cambiamento climatico

Eppure, la Terra come farebbe nostra madre continua a chiamarci instancabilmente per riportarci sulla retta via. Nelle foreste che rinascono, nei fiumi che scorrono, nei semi che germogliano… c’è la voce di una madre che ci dice: “Torna a me. Cura me, cura te stesso.”

Oggi, riscoprire il concetto di Madre Terra non è soltanto un vezzo culturale. È una necessità. Significa riconoscere che:

– Siamo parte di un ecosistema, non al di sopra di esso

– Ogni azione conta: il cibo che scegliamo, l’acqua che usiamo, l’aria che respiriamo

– La Terra ci insegna la resilienza, la ciclicità, la cura

Nelle tradizioni di molte culture indigene c’è una profezia: quando l’umanità dimenticherà il legame con la Terra, la Terra stessa si scuoterà per richiamarla. Siamo a quel punto!!

Forse è tempo di ascoltare. Di tornare a chiamarla “Madre”. E di agire di conseguenza.

Ogni anno, pochi giorni fa il 22 aprile, il mondo si è fermato per celebrare l’Earth Day, la Giornata Mondiale della Terra: la più grande manifestazione internazionale dedicata all’ambiente, giunta nel 2026 alla sua 56ª edizione.

Nata nel 1970 negli Stati Uniti per iniziativa del senatore Gaylord Nelson, con l’obiettivo di sensibilizzare l’opinione pubblica sui problemi ambientali, oggi coinvolge 193 Paesi, migliaia di organizzazioni, scuole e milioni di cittadini. Il tema scelto per quest’anno, Torniamo a sognare, non è un invito all’utopia ma una sfida concreta: immaginare come possono funzionare meglio i luoghi in cui viviamo e quali azioni servono per arrivarci, attraverso laboratori, incontri ed esperienze condivise. Ma basta una giornata dedicata a farci cambiare rotta?

Voglio riportare la tematica nel mio campo, ovvero, quello agricolo ed il protagonista indiscusso di questa storia è il contadino.

Nel tessuto della società, il contadino occupa un posto speciale, essendo stato per secoli il custode della terra e del sapere agricolo. La sua storia è intrecciata con quella dell’umanità stessa, testimone delle trasformazioni sociali, economiche ed ambientali che hanno modellato il mondo nel corso dei millenni.

Nella società moderna, il contadino continua a essere una figura chiave, anche se le sue sfide e responsabilità sono cambiate nel corso del tempo. Oggi, i contadini devono affrontare questioni come la sostenibilità ambientale, la sicurezza alimentare e la globalizzazione, mentre continuano a coltivare la terra e a nutrire le comunità.

 Attraverso l’innovazione, l’istruzione e la collaborazione, i contadini possono affrontare le sfide del futuro e continuare a essere i custodi della terra e del sapere agricolo per le generazioni a venire. La storia del contadino è una storia di sacrificio, determinazione e resilienza. Da tempi immemorabili, i contadini hanno lavorato instancabilmente per coltivare la terra e nutrire le comunità, incarnando i valori fondamentali di lavoro duro, rispetto per la natura e solidarietà. Oggi, come sempre, dobbiamo riconoscere e celebrare il contributo straordinario dei contadini o meglio ancora degli imprenditori agricoli alla nostra società e alla nostra sopravvivenza. Ma in fondo non è il solo custode lo dobbiamo essere tutti basta davvero poco aggiungere un po’ di sensibilità nelle nostre azioni quotidiane, una ricetta semplice ma vi garantisco funzionante.

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