Celestino V: l’innocente che Dante non condannò mai
Per secoli ci hanno insegnato che Dante Alighieri avesse condannato Celestino V per il suo “gran rifiuto”. Ma se vi dicessi che il sommo poeta — che della Chiesa sognava la stessa purezza di Pietro del Morrone — non ha mai inteso condannare il santo eremita?
Nel suo saggio “Non fu di Celestino V il ‘Gran Rifiuto'”, Enrico Del Signore compie un’operazione di pulizia storica necessaria. Con una ricerca meticolosa, l’autore fa crollare il mito: la storia, spesso scritta dai vincitori, ha celato un fatto cruciale. Il “gran rifiuto” di cui parla Dante non riguardava Pietro del Morrone, ma il Cardinale Matteo Orsini, che rinunciò al papato per favorire l’elezione di Bonifacio VIII, l’uomo che tanto fece soffrire Dante.
Il libro di Del Signore non è solo un saggio accademico; è un’indagine appassionata che restituisce onore a un uomo che non “rifiutò”, ma che fu semplicemente vittima di un sistema che non poteva tollerare la sua santità. Celestino non fuggì per viltà, ma compì un supremo atto di coerenza, sottraendosi a giochi di potere che avrebbero sporcato la sua anima.
Per capire chi fosse davvero quell’uomo, Del Signore ci suggerisce di non fermarci ai documenti, ma di percorrere i luoghi della sua vita. A pagina 71, l’autore ci guida attraverso la penna di Ignazio Silone — che ne L’avventura d’un povero cristiano aveva già colto l’essenza di questo eremita — verso l’eremo di S. Onofrio:
“Oggi, approfittando del bel tempo, saliamo all’eremo di San Onofrio, in cui egli (Celestino V) se ne stava rinchiuso quando la delegazione del conclave lo visitò per annunciargli la fatale notizia. Non è una gita, ma un pellegrinaggio all’antica, irrorato di copioso sudore. […] Per proseguire siamo costretti ad affrontare un sentiero ripido e tortuoso, che in alcuni punti ci costringe a procedere a carponi tra gli infratti della roccia. Il bel panorama che si offre alla vista invita alla contemplazione ed eleva lo spirito verso il soprannaturale.”
Perché leggere Del Signore?
Questo libro è una lettura fondamentale per chiunque ami la storia e la verità. Del Signore ci aiuta a capire che la santità di Celestino era una minaccia per chi gestiva il potere, e che Dante, in fondo, era un alleato spirituale di quell’eremita, non un suo detrattore.
Riscattare Celestino significa ridare dignità a tutti quei “poveri cristiani” che, nel corso della storia, sono stati etichettati come falliti solo perché hanno rifiutato di piegarsi a logiche di convenienza. Non è stato un gran rifiuto il suo, ma il più grande “sì” alla propria coscienza. E forse, anche oggi, dovremmo imparare a risalire verso il nostro eremo interiore — proprio come insegna Del Signore — per capire cosa conta davvero.


