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Leone, facci sapere come va.

C’è un silenzio particolare in queste ore nei dintorni del Policlinico Gemelli. Un silenzio che non è vuoto, ma è gremito di pensieri, di apprensione discreta e di preghiere sussurrate. Per noi romani che abitiamo da queste parti, abituati a guardare a questo grande presidio sanitario come a un vicino di casa, la notizia del ricovero di Papa Leone XIV ha fatto immediatamente scattare quel legame speciale, fatto di vicinanza fisica e spirituale, che negli anni ha accompagnato i momenti di prova dei Pontefici.

Ieri pomeriggio il Papa è entrato in sala operatoria per l’intervento al polmone annunciato con tanta semplicità e trasparenza domenica scorsa all’Angelus. E mentre le ore scorrono e la Sala Stampa vaticana ci ricorda che la prudenza e il riposo dettano i tempi di questa degenza, nei nostri cuori risuona spontanea una domanda semplice, da amici prima ancora che da fedeli: Leone, facci sapere come va.

È la stessa domanda che negli anni passati abbiamo affidato ai nostri taccuini e ai nostri editoriali in altre stagioni di prova vissute tra queste stesse mura. Perché il Gemelli, per Roma e per la Chiesa intera, è diventato nel tempo molto più di un ospedale: è quel “Vaticano Terzo” — come lo ribattezzò con affettuosa ironia San Giovanni Paolo II — dove la fragilità umana del Pastore si stringe nell’abbraccio di tutto il Popolo di Dio.

Papa Leone ci ha abituati a uno stile diretto, vicino alla gente, capace di stupire con la forza della fede vissuta nel quotidiano. Ora tocca a noi essergli accanto, stringendoci a lui in un’attesa fiduciosa. I medici hanno fatto la loro parte con competenza e professionalità; adesso la preghiera della comunità ecclesiale e civile sale forte, affidando il Papa all’intercessione della Madonna e alla cura amorevole di chi lo assiste.

Santo Padre, prenditi tutto il tempo che serve per rimetterti in sesto. Ma appena puoi… facci sapere come va, anche con il solo cenno della mano da questa altra finestra. Sappi che noi qui vicino ti aspettiamo: anzi, visto che abito proprio a due passi da qui, tornando a casa verso il Vaticano, se ti va di fermarti per un saluto, citofona a #solocosebelle.

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