cultura

La tavola della verità – un racconto di Benedetta Bindi

Che luna, l’altra sera.

Bella, piena. Sembrava così vicina da poterla toccare con un dito.

Il cielo era una tavolozza di stelle. Eravamo in campagna, a nemmeno mezz’ora dalla città.

Cena all’aperto, ristorante rustico, tavolata allegra con un gruppo di amici. Grigliata mista per tutti i gusti: carne succulenta per i carnivori e, per noi vegetariani, un tripudio di verdure grigliate e grande varietà di formaggi. E  vino di altissima qualità scorreva, le chiacchiere anche. 

Ad un certo punto, qualcuno butta lì il tema della serata: la verità.

C’è chi sostiene che, a volte, sia meglio non dirla. Per non ferire.

Un altro cita uno studio: “Secondo gli scienziati, diciamo in media da cinque a sei bugie al giorno.”

Uno rincara la dose: “Macché sei! Sicuramente molte di più! Se no il mondo sarebbe un inferno.”

Io stavo zitta, ma intanto pensavo alle mie di bugie.

Cerco di evitarle, è vero, ma ogni tanto mento. Per comodità, per non dover dare spiegazioni, per non sembrare scortese.

Tipo con Sarah, la mia vicina. Da quando è iniziata l’estate mi invita ogni due giorni a camminare lungo la ciclabile. E io ogni volta mi invento qualcosa: che ho mal di testa, che devo lavorare, che ho ospiti. La verità? Non mi va. Ma proprio zero. E forse — a voler essere brutalmente sincera — non mi va lei. Perché poi, durante tutta la passeggiata, mi tiene in ostaggio con le sue lamentele: la suocera dispotica, la cognata egoista, la nipote problematica…

Risultato? Non mi godo nulla: né l’aria fresca né il profumo dei fiori. Solo stress passivo-aggressivo a chilometro zero.

Insomma, mentre al tavolo la discussione si accendeva, Michela – la mia amica teatrante, vulcanica e senza freni – se ne esce con una delle sue:

La verità non la diciamo mai. Perché se la dicessimo davvero, il mondo andrebbe in pezzi. Funziona solo con quello che è ragionevole e sopportabile.  Il mio portiere è brutto. Ma brutto forte. Ogni mattina, da dieci anni, mi chiede:

‘Sto bene? Il ciuffo mi dona?’

E io rispondo: ‘Ma certo! Sei bello come il sole!’

Ci facciamo una risata. La mia giornata inizia con un sorriso. Grazie a una bugia. Se gli dicessi la verità – che è brutto come un rospo stanco – romperei l’incanto!”

A quel punto si alza un tipo. Un amico di un amico. Un notaio piuttosto noto – anzi, noto per essere noiosamente noto.

Si schiarisce la voce, solenne come un prete alla messa di mezzanotte, e dichiara:

 “La verità va sempre detta. Punto e basta.”

Ci scambiamo occhiate silenziose, del tipo: ma questo da dove è uscito?

Michela lo guarda dritto negli occhi. Lei non le manda a dire.

Mi scusi, ma gli assoluti mi fanno sempre paura. Io dubito, soprattutto di me stessa. Lei è davvero sicuro di dire sempre la verità?”

Lui – Diego, lo conosco di vista, lo vedo giusto due volte l’anno a queste cene – con quell’aria da primo della classe antipatico, risponde:

Certo, cara mia.”

Colpo di scena: arriva il dolce.

Lei si volta verso di me e dice con un sorrisetto:

Vabbè, mangiamoci questa delizia, altrimenti sparecchio la tavola! Anzi, se continuo a parlare la faccio saltare!”

Io penso sia solo un modo di dire e mi tuffo nel tartufo al cioccolato guarnito con frutti di bosco. Meraviglioso.

La conversazione cambia rotta. Si ride, si chiude in bellezza.

Ma in macchina, sulla via del ritorno, Michela sbotta:

 “Che faccia tosta quel Diego! Dice che la verità va sempre detta… Ma lo dice a sua moglie che da tre mesi si vede con Beatrice? La regista dello spettacolo che sto facendo? Glielo dice, eh?”

Resto in silenzio. Non ci credo. Lui sembrava così… convinto. Avrei voluto tirargli una bottiglia in testa. Magari di quelle costose. Per l’arroganza, più che per l’infedeltà. Si ergeva a paladino della verità. 

“Michela, ma perché non me l’hai detto prima?”

Ma guarda, non ci ho nemmeno pensato. Ne succedono così tante… E poi lui lo ignoro proprio. Nemmeno pensavo che sarebbe venuto. Hai visto la moglie? Lo guardava con gli occhi a cuore. Non ha detto una parola tutta la sera. Poverina… Pendeva dalle sue labbra. Solo per rispetto a lei non l’ho sbugiardato.”

Già. Pende dalle sue labbra. Ma a uno come lui servirebbe una bella lezione.”

E lì ho pensato:

La verità – come tutte le merci preziose – è spesso contraffatta. Brilla, scintilla, ma di rado è pura. Io, nel dubbio, mi tengo strette le mie piccole bugie. Quelle necessarie. Quelle per il quieto vivere. Le grandi, le lascio agli esperti. Tipo Diego.

E continuerò a diffidare degli assoluti.

Perché è nel dubbio che si cresce.

Che si cambia.

Che, forse, si crede davvero.

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